martedì, 03 luglio 2007

CopertinaAncora Antonio Tabucchi, questa volta una raccolta di racconti.

Quello che più amo è REBUS, e a seguito ne riporto alcuni brani .

"Stanotte ho sognato Miriam. Indossava una lunga veste bianca che da
lontano sembrava una camicia da notte; avanzava lungo la spiaggia, le onde erano paurosamente alte e si frangevano in silenzio, doveva essere la spiaggia di Biarritz, ma era completamente deserta, io stavo seduto su una poltrona a sdraio, la prima di un'interminabile fila di
poltrone deserte, ma forse era un'altra spiaggia, perché a Biarritz non mi ricordo poltrone come quelle, era solo l'idea di una spiaggia, e le ho fatto cenno col braccio invitandola a sedersi, ma lei ha continuato a camminare come se non si fosse accorta di me, guardando fisso in avanti, e quando mi è passata vicino mi ha investito una folata di aria gelida, come un alone che si portava dietro: e allora, con lo stupore senza sorpresa dei sogni, ho capito che era morta.
A volte una soluzione sembra plausibile solo in questo modo: sognando. Forse perché la ragione è pavida, non riesce a riempire i vuoti fra le cose, a stabilire la completezza, che è una forma di semplicità, preferisce una complicazione piena di buchi, e allora la volontà affida la soluzione al sogno. Ma poi domani, o un altro giorno, sognerò che Miriam
è viva, essa passerà vicino al mare e accosentirà al mio richiamo e si siederà vicino a me su una sdraio della spiaggia di Biarritz, o un'altra idea di spiaggia, si ravvierà i capelli come faceva lei, con un gesto lento e languido, pieno di sensi, e guardando il mare mi indicherà una vela, o una nuvola, e riderà, e rideremo insieme di avercela fatta, di essere lì
entrambi, di esserci trovati al nostro appuntamento.
La vita è un appuntamento, lo so dire una banalità, Monsieur, solo che noi non sappiamo mai il quando, il chi, il come, il dove. " ( pg.29 e 30 )

"Ci amammo di un amore intenso, quasi convulso, come se fosse un atto estremo dettato da un impulso di sopravvivenza. Restai intontito fra le lenzuola ma non dormii,giacevo in quella sorta di assopimento del corpo che permette alla mente di vagare libera di immagine in immagine, e davanti ai miei occhi sfilavano Albert e l’officina Pégase, e poi la piazza di Pau e le sue mansarde, e un piccolo elefante di metallo e poi il nastro di una strada e il dirupo sull’Oceano, Miriam era in piedi sull’orlo di quel dirupo, allora il conte si avvicinava senza far rumore e le dava una spinta e lei precipitava nel vuoto tendendosi stretta al petto la sua borsa che non lasciava mai. Il meccanismo dei miei pensieri fu più o meno questo, poi Miriam si alzò e andò in bagno....." ( pg. 44)

" Nel luogo del nostro appuntamento c'era uno stabilimento balneare con una fila di poltrone. Mi sedetti su di una poltrona e mi misi a guardare il mare. Sentii il campanile di Biarritz che batteva le dieci, e poi le undici , e poi mezzanotte." ( pg. 45 )

"Ah, ma lei mi ha fatto bere troppo, Monsieur, però in quanto a bicchieri è una buona compagnia. Sa, a volte, quando si è bevuto un po’, la realtà si semplifica, si saltano i vuoti fra le cose, tutto sembra combaciare e uno dice: ci sono. Come nei sogni.
Ma a lei perché interessano le storie altrui? Anche lei deve essere incapace a riempire i vuoti tra le cose. Non le sono sufficienti i suoi propri sogni? " ( pg. 46)

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lunedì, 02 luglio 2007
 

DA NOTTURNO INDIANO

viaggiatore2

" < Che cosa ci facciamo dentro a questi corpi >, disse il signore che stava preparandosi a stendersi nel letto vicino al mio.
La sua voce non aveva un tono interrogativo, forse non era una domanda, era solo una consatazione, a suo modo, comunque sarebbe stata una domanda alla quale non avrei saputo rispondere. La luce che veniva dalle banchine della stazione era gialla e disegnava sulle pareti scrostate la sua ombra magra che si muoveva sulle pareti con leggerezza, con prudenza e discrezione, mi parve, come si muovono gli indiani. Da lontano veniva una voce lenta e monotona, forse una preghiera oppure un lamento solitario e senza speranza, come quei lamenti che esprimono solo se stessi, senza chiedere niente. Per me era impossibile decifrarlo. L'India era anche questo : un universo di suoni piatti, indifferenziati, indistinguibili.
< Forse ci viaggiamo dentro > , dissi io.
Doveva essere passato un po' di tempo dalla sua prima frase, mi ero perduto in considerazioni lontane: qualche minuto di sonno, forse. Ero molto stanco.
Lui disse: < come ha detto? >.
< Mi riferivo ai corpi > , dissi io, < forse sono come valigie, ci trasportiamo noi stessi >

tramonto

 

"Il cameriere ci fece cenno che il nostro tavolo era pronto e ci precedette fino alla terrazza. Era un buon tavolo d'angolo come avevo chiesto , vicino ai cespugli del bordo, in disparte. Chiesi a Christine se potevo mettermi alla sua sinistra, così da poter vedere gli altri tavoli. Il cameriere era premuroso e discretissimo, come sono i camerieri di alberghi del tipo dell'Oberoi. Preferivamo la cucina indiana o il barbecue? Non voleva influenzare, naturalmente, ma i pescatori di Calangute oggi avevano portato ceste di aragoste, erano tutte là in fondo alla terrazza, pronte ad essere cucinate, dove si vedeva il cuoco con il cappello bianco e il riverbero dei bracieri all'aperto.

Approfittando del suo suggerimento percorsi con lo sguardo la terrazza, i tavolini, i commensali. La luce era abbastanza incerta, su ogni tavolo c'erano delle candele, ma le persone erano distinguibili, con un po' di concentrazione. "

Notturno Indiano

Ps.ho donato questo libro alle tre persone che più amo.
   Una di queste l'avrà perso o distrattamente lasciato
   in qualche luogo, per abbracciare emozioni che non
   sono più mie.
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