giovedì, 26 giugno 2008

Ovvero ..... piccoli equivoci senza importanza ...

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sofà rouge - Renè Gruau

Una sera qualsiasi, un po' di noia, ed il computer acceso  possono creare uno strano gioco del destino.
Girovagando per interet incontri un Avatar. Chissà per quele motivo quella figuretta, spesso anonima, ha attratto la tua attenzione. Ma non ti interroghi, vai a curiosare un po': nell'epoca dei blog è facile leggere qualcosa, scoprire qualcosa di quell'Avatar.
E così, per caso cominci a dialogare con quell'Avatar; ti piace quel dialogo, ti piace quella confidenza o complicità che si sta creando giorno per giorno. Sempre più spesso ti trovi davanti al tuo pc in attesa che si accenda quella lucetta. " oh, ciao, anche tu qui? sai sono appena entrata..." ed invece erano ore che stavi aspettando che quella lucetta facesse capolino. Cominci ad interrogarti sul perchè stai sempre lì ad aspettare, cominci a chiederti perchè ogni qual volta è possibile ti colleghi ad internet. Non ti dai vere risposte, accetti semplicemente il fatto che hai voglia di vedere quella lucetta accesa. I discorsi divengono sempre più importanti, le risate sono spontanne, e man mano percepisci quel fare seducente e e seduttivo che ti ti permettono di volare, di staccarti dalle grigie noie quotidiane. Accetti qualsiasi cosa venga detta, la fai tua, la interpreti, dai una tonalità a quelle parole scritte, come fossero sussurrate. Poi l'Avatar aggiunge una voce, qualcosa di più reale , più tangibile, meno fantasioso, ma ancora ascolti quella voce a modo tuo, e percepisci quelle sfumature che esattamente hai deciso di percepire. Le emozioni crescono, si fanno più importanti, tumultuose, sei in una fase di innamoramento. Ti lasci trascinare da quel piacevole vortice, e sempre più spesso stai seduta davanti al pc attendendo quella lucetta. Ormai è diventata la tua droga, la tua ragione, resti lì inchiodata per ore. Non esci più, dimentichi gli amici, l'importante è restare lì in attesa del tuo Avatar.
Il tempo trascorre e senti dentro di te un sentimento di amore, ma di amore per chi? Ti dai mille risposte logiche e ragionevoli, ma che in verità sfuggono alla vera ragione.
E finalmente il giorno dell'incontro: ti prepari al meglio, pensi a tutto ciò che devi fare o dire, nell'attessa il cuore batte a mille ......eccolo, il mio Avatar.
Anche se avevi visto già mille foto , ora è lì, davanti a te : più bello o più brutto, più basso o più alto, più grasso o più magro, chiunque sia è comunque diverso da quel che ti aspettavi. Ora hai un volto davanti ai tuoi occhi, una voce, un corpo da osservare, capire. Anche la voce, che già così ben conoscevi, è diversa: i toni e le inflessioni, accompagnate dai gesti sono diverse, non come te le eri costruite nella tua mente. Perchè la persona di cui ti sei perdutamente innamorata è così diversa? chi è questa persona che ti trovi davanti? Parli, chiaccheri amabilmente, la giornata trascorre quasi perfetta, quasi perchè di continuo ti stai chiedendo dove sia il tuo Avatar.
Un saluto, un arrivederci e corri a casa, davanti al pc, in attesa del tuo Avatar. Eccolo finalmente, e ripredi a parlare fitto fitto, col cuore gonfio di emozioni. Ma allora chi era quella persona che avevi da poco salutato? Non ha importanza, hai bisogno del tuo Avatar, della tua illusione, di quell'Avatar a cui sostanzialmente puoi far dire tutto ciò che desideri sentirti dire; di quelle frasi scritte a cui puoi dare tutte le tonalità che desideri e che puoi interpretare come desideri.

Piccoli  equivoci senza importanza......

Sei innamorata persa del tuo Avatar, non puoi più fare a meno di lui, in nessun senso. Parli ridi e poi click ....Maldive eccoti lì con lui, click ...India, una altro viaggio insieme, tutto virtuale, naturalmente. E fai all'amore con il tuo Avatar, virtualmente si sa, fai davvero ogni cosa, condividi la tua vita con il tuo Avatar, non accorgendoti che ti sei innamorata solo della TUA idea, che hai creato nella mente, un Avatar a tua immagine e somiglianza, e fai l'amore solo con te stessa.

Piccoli equivoci senza importanza....

Queste riflessioni sono sorte nell'osservare lo strano mondo del web che occupa sempre più spazio nella nostra vita. E' una riflessione volutamente portata all'eccesso, poichè spesso accade che in questo mondo virtuale si concretizzino solide ed autentiche amicizie ( a me è capitato ) e, un po' più raramente, solidi rapporti d'amore.
Per chiudere questa riflessione prendo in prestiro alcune parole che mi ha scritto un giovane e caro amico:

“ il bene non è una ragione innata, ma qualcosa di sensibile che scaturisce dal conoscersi......"

"... in te scorgo una bellezza d'anima talmente appuntita che vuoi condividere con gli altri la punta dell'iceberg ....., io posso rimanere povero di te ,ma non dell'idea che mi son fatto di te....."

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sabato, 14 giugno 2008

mainhomme

Renè Gruau

Shhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh

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giovedì, 05 giugno 2008

Raccolgo
membra straziate
cercando
di ricucire
lo strappo

Rimango
ad osservare
i resti
di una vita
che scorre
troppo velocemente

Mi innamoro
del colore
del sangue
cercando
catarsi
al mio dolore

Piango lacrime
di gioia
pensando
alla fenice
che dentro me
ancora riposa

Sto aspettando di rinascere...

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martedì, 20 maggio 2008
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foto personali

Pensieri di maggio, il mese delle rose, il mese dell'amore....e sfogliando un vecchio album di fotografie, eccomi riapparire nei miei lontani 19 anni, dove ancora non conoscevo tutte le sfacettature della vita, dove ogni pensiero era volto ad uno splendido futuro pieno si speranza, di gioia.
Mi piace ricordare quei giorni, ricordo esattamente come e quando mi furono scattate queste fotografie, e mi piace sentir ancora vibrare quel che in me è rimasto di quel tempo: la voglia di vivere, la voglia di sorridere, la fiducia in me stessa.
Un lontano maggio......

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lunedì, 19 maggio 2008

universo

 

"Ogni cosa eccellente

ci limita per un attimo,

poichè non ci sentiamo

alla sua altezza; solo quando, più tardi,

l'accogliamo nella nostra cultura

e l'assimiliamo alle nostre energie

spirituali e affettive, essa diventa per noi

cara e preziosa".

Jahann Wolfang Goethe

immagine tratta da internet

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venerdì, 16 maggio 2008

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immagine tratta da internet

 

La courbe de tes yeux...

La courbe de tes yeux fait le tour de mon coeur,

Un rond de danse et de douceur,

Auréole du temps, berceau nocturne et sûr,

Et si je ne sais plus tout ce que j'ai vécu

C'est que tes yeux ne m'ont pas toujours vu.

 

Feuilles de jour et mousse de rosée,

Roseaux du vent, sourires parfumés,

Ailes couvrant le monde de lumière,

Bateaux chargés du ciel et de la mer,

Chasseurs des bruits et sources des couleurs,

 

Parfums éclos d'une couvée d'aurores

Qui gît toujours sur la paille des astres,

Comme le jour dépend de l'innocence

Le monde entier dépend de tes yeux purs

Et tout mon sang coule dans leurs regards.

 

La curva dei tuoi occhi

La curva dei tuoi occhi intorno al cuore
ruota un moto di danza e di dolcezza,
aureola di tempo,arca notturna e sicura
e se non so più quello che ho vissuto
è perchè non sempre i tuoi occhi mi hanno visto.

Foglie di luce e spuma di rugiada
canne del vento,risa profumate,
ali che coprono il mondo di luce,
navi cariche di cielo e di mare,
caccia di suoni e fonti di colori,

profumi schiusi da una cova di aurore
sempre posata sulla paglia degli astri,
come il giorno vive di innocenza,
così il mondo vive dei tuoi occhi puri
e tutto il mio sangue va in quegli sguardi.

 

Paul Eluard

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lunedì, 12 maggio 2008

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Immagine presa da Internet

In the mood for love (Wong Kar-wai, 2000, Prix d'interprétation masculìne a Tony Leung al Festival di Cannes 2000) è un film magistralmente diretto che regala uno spaccato di vita putroppo comune a molte persone. Siamo nel 1962 ad Hong Kong, un uomo, Chow Mo-Wan, interpretato da Tony Leung, redattore capo, ed una donna, Su Li-Zhen, interpretata da Maggie Cheung, segretaria in una società di import-export, si trovano ad essere vicini di casa. Entrambi sposati con persone che a causa del lavoro sono spesso fuori casa, instaurano un cordiale rapporto di amicizia, fino a quando si rendono conto che i rispettivi coniugi hanno una storia adultera tra loro. Alla luce della dolorosa scoperta iniziano a frequentarsi sempre più assiduamente, cercando di scoprire come i loro compagni abbiano potuto arrivare a diventare amanti. Il loro amore sboccia lentamente, con eleganza, tra silenzi e sguardi complici, mentre scrivono insieme un libro sui samurai. L'idillio dura fino a quando Chow capisce che Su non riuscirà mai a lasciare il marito e decide di trasferirsi a Singapore. Negli anni a venire continueranno a cercarsi, ed intanto la storia va avanti ed Hong Kong passa alla Francia. I due rischiano di incontrarsi di nuovo ad Hong Kong dopo una decina d'anni, lei  sola con un figlio. Chow sussurra nel buco di un albero il suo amore per Su e chiude il foro con del fango. Da quel fango germoglieranno piccole gemme...

Questo inno all'amore puro coinvolge e commuove, tutto sembra perfetto, tutto va come deve andare, sembra non ci siano altre possibilità di affrontare il tradimento e lo sbocciare di un nuovo amore. I protagonisti non interagiscono, danzano, tra chiaroscuri di ciò che vorrebbero e ciò che invece fanno. Chow e Su si completano, si incastrano perfettamente in una vita parallela che appartiene loro molto più di quella ufficiale. Si amano con una delicatezza degna delle dita di un pianista che sfiora i tasti del suo pianoforte, e riesce a fare sempre la nota giusta, quella che rende armonico l'amore. Un film da assaporare in silenzio, sospendendo giudizi e critiche, per poter entrare interamente nell'atmosfera totalizzante che il regista ci offre, anche grazie ad una colonna sonora perfettamente aderente al girato. Quando riprendi te stesso dopo la visione di questo film non puoi fare a meno di pensare che anche se i due "amanti" alla fine si perderanno tra vicissitudini diverse, il loro amore è talmente superiore che vorresti poterlo vivere. Ottima l'interpretazione dei due protagonisti, che riescono a rendere appieno la grande passione con gesti lievi.

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venerdì, 09 maggio 2008
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Immagine presa da Internet

Harry ti presento Sally (When Harry met Sally di Rob Reiner, 1989) è la storia di due persone che nella vita si incontrano (o per meglio dire scontrano) varie volte, passando attraverso vari stati emozionali. Si conoscono alla fine del college grazie alla ragazza di lui che è amica di lei, e fanno il viaggio Chigago-New York insieme. Da qui inizierà la loro avventura, dove già in questo primo passo si intravedono carattere ed aspettative dei due. Si rivedono poi a distanza di anni entrambi felicemente accompagnati e poi, dopo altro tempo, tristemente abbandonati. Da qui si legano di una profonda e completa amicizia, fino a quando, in un momento di sconforto di Sally, passano oltre. Ed ecco il distacco, che li porta ad affrontare la perdita in maniera diametralmente opposta. Arriva Capodanno, si ricongiungono e si dichiarano il loro amore, in una delle scene romantiche più riuscite. Il film è inframezzato da racconti di coppie sposate ed alla fine c'è il racconto di Harry e Sally.

Il film non è propriamente un capolavoro cinematografico, ma è talmente denso di situazioni contrastanti e diverse tra loro, che diventa un viaggio prezioso che è bene percorrere. Le emozioni che questa semplice storia suscita sono profonde e ci appartengono, una favola moderna che potrebbe accadere ad ognuno di noi. L'amicizia che si trasforma in un amore, un passo semplice, naturale, ma che richiede coraggio e coscienza di sè. Le caratterizzazioni dei personaggi, contradditori, un po' folli, pieni di insicurezze e di paure, li rendono simili a noi e ce li fanno amare intensamente. Ci sono varie sfaccettature nella vita di ognuno di noi che ci rendono insostituibili, forse non necessari, ma sicuramente unici, e chi ama questo film non vorrebbe altro che essere uno dei due protagonisti! Memorabile la dichiarazione di Harry a Sally, dove l'amore supera i difetti altrui, anzi li ama in modo totalizzante. Un film da vedere con la mente libera, un film che a dispetto del suo essere commedia romantica fa riflettere su i grandi temi della vita, sulla natura dei rapporti interpersonali, su se stessi insomma.

"Harry: Ci ho pensato tanto... e il risultato è che ti amo.

Sally: Cosa?

Harry: Ti amo.

Sally: E che cosa pensi che ti risponda adesso?

Harry: Per esempio: anch'io ti amo.

Sally: Preferisco: me ne vado!

Harry: Allora non significa niente per te?

Sally: Mi dispiace, Harry. Lo so che questa è la notte di Capodanno, lo so che ti senti solo, ma tu non puoi arrivare qui, dirmi che mi ami e aspettarti che questo risolva tutto. Le cose non funzionano in questo modo.

Harry: Beh, e come funzionano?

Sally: Non lo so! Ma non in questo modo...

Harry: Allora proviamo così: ti amo quando hai freddo e fuori ci sono 30 gradi, ti amo quando ci metti un'ora a ordinare un sandwich, amo la ruga che ti viene qui quando mi guardi come se fossi pazzo, mi piace che dopo una giornata passata con te sento ancora il tuo profumo sui miei golf e sono felice che tu sia l'ultima persona con cui chiacchiero prima di addormentarmi la sera. E non è perché mi sento solo. E non è perché è la notte di capodanno. Sono venuto stasera perché quando ti accorgi che vuoi passare il resto della vita con qualcuno, vuoi che il resto della vita cominci il più presto possibile!

Sally: Ecco! Tanto sei il solito imbroglione! Dici cose del genere, e mi spieghi poi come faccio a odiarti io? E invece io ti odio! Ti odio. Sul serio... ti odio..."

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lunedì, 05 maggio 2008

pargi immagini personali

Quand il me prend dans ses bras,
Il me parle tout bas
Je vois la vie en rose…”

 

 Sembra quasi un luogo comune associare Parigi a “La vie en rose”, ma la musica è un elemento così importante, così unico, che non si può scindere Parigi dalla musica.  I suoni ovattati delle melodie giungono ovunque ci si rechi, ovunque si vada. Ecco, ti trovi a Chatelette, scendi le scale della metropolitana e “la vie en Rose” ti avvolge in tutto il suo fascino.

Edith Piaf, Giuliette Greco, non ha importanza di chi sia la voce, perché la musica entra nelle vene e scorre nell’anima.

Alzo gli occhi, i murales sorridono dall’alto, un manifesto strappato sembra osservarmi, mi ricorda la storia della città, le sue strade, i suoi giardini, le cicatrici delle sue battaglie. Su quel muro, quel manifesto strappato apre una finestra sulla libertà.

Ritorno sui miei passi, come sempre mi accade, quasi calamitata da sensazioni ed emozioni che magicamente mi attraggono, e torno, come sempre, a Saint German des Prés, è quasi sera, il sole si staglia sulla Senna, quasi come un invito, una passatoia che conduce ai luoghi dei sogni.

Il tempo si ferma e lascia il posto all’avventura. Non so più cosa sono e cosa sarò. Parigi si mette a cantare l’amore, l’eleganza agli angoli di tutte le strade. Arrivo in rue Saint Benoit, e i camerieri, pantaloni neri e camicia bianca, stanno allestendo i tavolini per la sera, fuori, anche se fa freddo, mentre dalle porte aperte del Bilboquette giungono le note della tromba di Duke Ellington.

Parigi, New Orleans?  Già quasi non credo che in quest’angolo della vecchia Europa ci si possa immergere nel jazz come se mi trovassi oltreoceano. Eppure lo conosco bene, ma ogni volta è come se fosse la prima, l’emozione cresce, mentre Parigi mi avvolge nella sua musica. Ancora qualche passo ed un’altra cave de Jazz mi inonda con le note Charly Parker………

Musica delicata, passeggia insieme a me, tenendomi per mano e mi lascio condurre, come fossi una bambina, nei luoghi e nelle passioni di Parigi.

Parigi è passione, il tempo passa, ma là si vola mentre la città si illumina e brilla notte e giorno. E io volo.  “ Tutto finisce e parla il desiderio “.

Jaque Breil mi sorprende mentre passeggio in Foubourg Sant Honorè. So bene che girando l’angolo c’è il Buddha Bar, ma non capisco come possa provenire di lì la musica di Breil…. Semplice, nulla è statico a Parigi, ogni cosa è in continuo movimento, ed anche il mitico Buddha Bar il pomeriggio si trasforma in un cafè .Parigi

Parisienne, parigina, è strano come possa sentirmi parisienne. Le parigine sono appassionate, lo sa tutto il mondo, è come se Parigi fosse una donna, elegante, altera, vestita di nero con le labbra rosse, che avanza trionfale e seduttrice, con la grazia della libertà. Cammino con gli occhi volti verso il cielo, accompagnata ancora da quella musica trascinata dal vento, e all’improvviso rincontro quell’immagine con la sua poesia che sembra chiamarmi ogni giorno.

E'questa nuova immagine di Parigi, immagine di donna, che io porto in me e lei mi porta in sé: la incontro sui muri, è lo specchio dei miei pensieri, della mia musica. Catturata dai miei occhi è bella, troppo bella, assorta nelle mille sensazioni mi accorgo che la passione mi ha conquistata: è tardi, è troppo tardi per essere saggi.

Non percepisco il traffico, non odo i rumori sgradevoli della metropoli, perché mai? Non vedo la folla in fila davanti al Louvre: i cafè, le mostre, le cave, gli angoli, gli stralci di sole e nuvole mi aspettano. Mi sembra di potere restare là: in qualsiasi posto al mondo noi aspettiamo, cerchiamo la nostra passione, ed io l’ho trovata.

E la musica ancora mi avvolge quando, un po’ stanca, mi siedo al Flore con un bicchiere tra le mani e penso: Parigi è arte, è arte della vita, arte dell’amore, arte della passione, arte della musica, arte.

 

              Le plus fort                      PARISIENNE      

              N’est pas celui

              Qu’on panse

              C’est celui qui panse.

               

              continua....

                                                    immagine presa da internet

postato da: senzaluna alle ore 20:45 | Permalink | commenti (40)
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domenica, 13 aprile 2008

smallVinoRosso
Immagine presa da Internet

Ambrati calici

 

riflettono

 

visi stanchi

 

liquidi densi

 

di aspettative

 

l'aroma dolce

 

non nasconde

 

l'amara verità

 

sorrisi finti di

 

gioie cercate

 

e mai trovate

 

nell'anima

 

appannata

 

brindo

 

al silenzio

 

ed aspetto

 

il risveglio

 

dei sensi

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mercoledì, 09 aprile 2008

LOST IN TRANSLATION (2003)

di Sofia Coppola

( ovvero perdersi nella realtà virtuale )

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 Immagine presa da Internet

 

Lost in Translation è un film che racconta di smarrimento e perdizione, dove le regole sociali vengono capovolte in una Tokio che si smarrisce e fa perdere il senso delle proprie conoscenze. Qui non ci sono nomi di vie ma solo numeri, la gente parla in maniera incomprensibile e le abitudini sono completamente diverse da ciò a cui siamo abituati. In questo film Bill Murray, rinato e convincente, è un attore in declino, come se si realizzasse nel film quello che gli è capitato nella vita, quale miglior esempio di autoreferenzialità del cinema, che accetta di fare una pubblicità di un whiskey giapponese. Qui incontra una ragazza, Scarlett Johansson, fresca di matrimonio ma sempre sola in quanto suo marito fa il fotografo ed è in tournee in giro per il Giappone. Queste due anime si trovano e si studiano, così diverse per età ed intenti, ma così simili nella solitudine, nel dubbio di aver lasciato indietro qualcosa, nella convinzione che forse questo incontro li aiuterà a ritrovare i propri sogni. Un film da vedere più che da raccontare.

E da qui il punto di partenza della riflessione, dove Internet è il nostro Giappone, dove la realtà è appena dietro allo schermo, e non dentro allo schermo. Dove le sensazioni, i sentimenti, i pensieri hanno altre valenze e altri obbiettivi. Dove non esiste formalità ma solo “Netiquette”, ovvero una grottesca trasposizione del galateo. E quindi…

 

 

“Mi troverai in un' altra vita, se non sarà in questa “

 

Mi troverai nella vita reale, se non in quella virtuale; o in quella virtuale, se non in quella reale.

 

Perdersi nella traduzione di quel che è scritto, di ciò che è detto; l’interpretazione non sempre è aderente a ciò che è scritto.

 

E’ un po’ come l’eleganza del punto e virgola, simbolo ormai desueto e praticamente perso, nell’epoca delle sospensioni, dell’esclamazioni, dove le proprie emozioni vengono rappresentate da emoticons.

 

“Mi troverai in un' altra vita, se non sarà in questa”

 

NuitAmericaine & Senzaluna

postato da: senzaluna alle ore 15:15 | Permalink | commenti (19)
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mercoledì, 02 aprile 2008
voce dal navigare GPS... Din don......................ricalcolo percorso

Ricalcolo percorso
    Perchè mi sono perso
    In uno sguardo terso
     Bello come l'universo
 
Ha un animo introverso
E una sbarra di traverso
Dove io mi sono immerso
Nel sogno ch'era emerso
 
   Nel mio tempo inverso
    Con il saturno avverso
  Nell'emozioni  verso
Un risultato scarso
 
Sono allora io sommerso
Dal dubbio e dal rimorso
E mi sento io rincorso
Senza chiedere  soccorso
 
Anche se sarò riarso
     Sulla pira del trascorso
 Che ora mi è apparso
         Nel mio cuore fuori corso
Edo e le storie appese
postato da: EdoEleStorieAppese alle ore 09:20 | Permalink | commenti (7)
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martedì, 25 marzo 2008
 

ombre riflesse sulla luce accecante

mi portano alla deriva in una dimensione instabile

e mentre cerco di ancorare i pensieri alla vita

mi accorgo che non sto pensando

e il solo nitore che vedo è la proiezione di un domani

che voglio cambiare

persa nella convinzione di una profondità che manca

e che sempre mancherà

ma il silenzio mi porta dentro alla perversione dell'assurdo

e lo spessore che bramo

altro non è che un mirabile chiaroscuro

di un artista sconosciuto

 

NuitAmericaine e Sephiroth777

postato da: NuitAmericaine alle ore 23:28 | Permalink | commenti (6)
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martedì, 18 marzo 2008
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Immagine Personale

Respiri lontani, nell'atmosfera ovattata della notte, la luce della sigaretta rischiara ad intermittenza gli angoli familiari del cuore, ma quello che si vede non è che un nugolo di pallidi ricordi, che si accentrano nella quiete della ricerca di se stessi, e non trovano pace fino a quando non sono lì, vivi e presenti ad insidiare la serena incostanza... Ma la brace inesorabilmente brucia e si consuma... Ed il tempo dei ricordi cede il passo al presente ingombrante...

postato da: NuitAmericaine alle ore 16:39 | Permalink | commenti (11)
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lunedì, 04 febbraio 2008

1359«Le club de jazz mythique de Saint-Germain-des-Prés»

Créé en 1947 par une bande d'amis, sous l'égide de Boris Vian, le mythique club du 13 rue Saint-Benoît a accueilli les plus grands noms du jazz français et international. Charlie Parker, Sidney Bechet, Miles Davis, Duke Ellington, Stéphane Grappelli, Martial Solal... Des noms qui font rêver dans un lieu culte qui a vu s'écrire une page de l'histoire du jazz. Aujourd' hui un des derniers lieux de Saint-Germain où il est possible d'écouter cette musique enivrante, pénétrer au Bilboquet permet de revivre pour un temps une époque légendaire.

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March 26, 2004: