lunedì, 23 giugno 2008

treni

foto tratta da internet

Una stazione...

tante persone che salgono e scendono dai treni... tanti pensieri che sfilano davanti ai binari ferrosi.

Un uomo con una borsa, una donna che corre, un ragazzo con lo zaino. Dove andranno a cosa penseranno

Due amanti che si baciano, un arrivederci, un addio. E i fischi dei treni che incessanti si scambiano. Una stazione qualsiasi quante storie potrebbe raccontare, quanti pianti, sorrisi...

Una stazione, la sera del ritorno, vuota, silenziosa, quasi solenne.

Quante promesse scambiate su quei binari grigi, quante parole sfuggite.

Una stazione.

 

:

Quel treno portava lontano

oltre i pensieri

oltre i desideri

ammaliava l’anima

anime si incontravano

senza ne visi ne corpi

solo anima.

 

Quel treno portava lontano

e mancava il silenzio

tante erano le parole

che attorniavano il cielo

si riempivano i giorni

di parole scambiate

 

Quel treno portava lontano

attraversava le porte del tempo

varcava lo spazio

era solo magia

a dirigere il cuore

sotto cieli azzurrati

 

Quel treno portava lontano

e lontano mi ha dato

quel che adesso ho nel cuore

e che mai si disperda

nel sentiero del tempo

questo raggio di sole...

:

Certi treni...

 

Certi treni non partono mai...

 

Pensieri in concerto scaturiti da SenzaLuna e MarcoForEver

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giovedì, 05 giugno 2008

e tu luna tu risplendi affinchè io sia eremita

io sia eremita per rinunciare a me
ed io sia te per venirti a cercare
tu non porgi a me la mano
tu non porgi a me lo sguardo
ed io sto bene con te
chiedo solo di volerti parlare
per venirti a cercare
tu non porgi la tua presenza
ed io non ne posso fare senza
tu mi spingi ad essere migliore
con più volontà
lo fai per la tua serenità
ma se ti vengo a cercare
non ti fai trovare
io sia eremita per rinunciare a te

portrait 2005 - cm,50x70 - alexandermax

http://letterericevute.splinder.com/post/17291060/la+primina

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lunedì, 05 maggio 2008

pargi immagini personali

Quand il me prend dans ses bras,
Il me parle tout bas
Je vois la vie en rose…”

 

 Sembra quasi un luogo comune associare Parigi a “La vie en rose”, ma la musica è un elemento così importante, così unico, che non si può scindere Parigi dalla musica.  I suoni ovattati delle melodie giungono ovunque ci si rechi, ovunque si vada. Ecco, ti trovi a Chatelette, scendi le scale della metropolitana e “la vie en Rose” ti avvolge in tutto il suo fascino.

Edith Piaf, Giuliette Greco, non ha importanza di chi sia la voce, perché la musica entra nelle vene e scorre nell’anima.

Alzo gli occhi, i murales sorridono dall’alto, un manifesto strappato sembra osservarmi, mi ricorda la storia della città, le sue strade, i suoi giardini, le cicatrici delle sue battaglie. Su quel muro, quel manifesto strappato apre una finestra sulla libertà.

Ritorno sui miei passi, come sempre mi accade, quasi calamitata da sensazioni ed emozioni che magicamente mi attraggono, e torno, come sempre, a Saint German des Prés, è quasi sera, il sole si staglia sulla Senna, quasi come un invito, una passatoia che conduce ai luoghi dei sogni.

Il tempo si ferma e lascia il posto all’avventura. Non so più cosa sono e cosa sarò. Parigi si mette a cantare l’amore, l’eleganza agli angoli di tutte le strade. Arrivo in rue Saint Benoit, e i camerieri, pantaloni neri e camicia bianca, stanno allestendo i tavolini per la sera, fuori, anche se fa freddo, mentre dalle porte aperte del Bilboquette giungono le note della tromba di Duke Ellington.

Parigi, New Orleans?  Già quasi non credo che in quest’angolo della vecchia Europa ci si possa immergere nel jazz come se mi trovassi oltreoceano. Eppure lo conosco bene, ma ogni volta è come se fosse la prima, l’emozione cresce, mentre Parigi mi avvolge nella sua musica. Ancora qualche passo ed un’altra cave de Jazz mi inonda con le note Charly Parker………

Musica delicata, passeggia insieme a me, tenendomi per mano e mi lascio condurre, come fossi una bambina, nei luoghi e nelle passioni di Parigi.

Parigi è passione, il tempo passa, ma là si vola mentre la città si illumina e brilla notte e giorno. E io volo.  “ Tutto finisce e parla il desiderio “.

Jaque Breil mi sorprende mentre passeggio in Foubourg Sant Honorè. So bene che girando l’angolo c’è il Buddha Bar, ma non capisco come possa provenire di lì la musica di Breil…. Semplice, nulla è statico a Parigi, ogni cosa è in continuo movimento, ed anche il mitico Buddha Bar il pomeriggio si trasforma in un cafè .Parigi

Parisienne, parigina, è strano come possa sentirmi parisienne. Le parigine sono appassionate, lo sa tutto il mondo, è come se Parigi fosse una donna, elegante, altera, vestita di nero con le labbra rosse, che avanza trionfale e seduttrice, con la grazia della libertà. Cammino con gli occhi volti verso il cielo, accompagnata ancora da quella musica trascinata dal vento, e all’improvviso rincontro quell’immagine con la sua poesia che sembra chiamarmi ogni giorno.

E'questa nuova immagine di Parigi, immagine di donna, che io porto in me e lei mi porta in sé: la incontro sui muri, è lo specchio dei miei pensieri, della mia musica. Catturata dai miei occhi è bella, troppo bella, assorta nelle mille sensazioni mi accorgo che la passione mi ha conquistata: è tardi, è troppo tardi per essere saggi.

Non percepisco il traffico, non odo i rumori sgradevoli della metropoli, perché mai? Non vedo la folla in fila davanti al Louvre: i cafè, le mostre, le cave, gli angoli, gli stralci di sole e nuvole mi aspettano. Mi sembra di potere restare là: in qualsiasi posto al mondo noi aspettiamo, cerchiamo la nostra passione, ed io l’ho trovata.

E la musica ancora mi avvolge quando, un po’ stanca, mi siedo al Flore con un bicchiere tra le mani e penso: Parigi è arte, è arte della vita, arte dell’amore, arte della passione, arte della musica, arte.

 

              Le plus fort                      PARISIENNE      

              N’est pas celui

              Qu’on panse

              C’est celui qui panse.

               

              continua....

                                                    immagine presa da internet

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martedì, 18 marzo 2008
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Immagine Personale

Respiri lontani, nell'atmosfera ovattata della notte, la luce della sigaretta rischiara ad intermittenza gli angoli familiari del cuore, ma quello che si vede non è che un nugolo di pallidi ricordi, che si accentrano nella quiete della ricerca di se stessi, e non trovano pace fino a quando non sono lì, vivi e presenti ad insidiare la serena incostanza... Ma la brace inesorabilmente brucia e si consuma... Ed il tempo dei ricordi cede il passo al presente ingombrante...

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lunedì, 04 febbraio 2008

1359«Le club de jazz mythique de Saint-Germain-des-Prés»

Créé en 1947 par une bande d'amis, sous l'égide de Boris Vian, le mythique club du 13 rue Saint-Benoît a accueilli les plus grands noms du jazz français et international. Charlie Parker, Sidney Bechet, Miles Davis, Duke Ellington, Stéphane Grappelli, Martial Solal... Des noms qui font rêver dans un lieu culte qui a vu s'écrire une page de l'histoire du jazz. Aujourd' hui un des derniers lieux de Saint-Germain où il est possible d'écouter cette musique enivrante, pénétrer au Bilboquet permet de revivre pour un temps une époque légendaire.

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March 26, 2004: At Le Bilboquet
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Un club qui à l’origine devait être un repaire de copains amateurs de jazz avec à leur tête Boris Vian, un club donc, qui a reçu les plus grands noms du jazz, Américains surtout, souvent contraints de venir exprimer leur talent en Europe. Miles Davis, Kenny Clarke, Duke Ellington, Art Blakey et les Jazz Messengers, Rhoda Scott, pour ne citer que les plus illustres, y rencontrent Claude Bolling, Claude Luter, Martial Solal, Sacha Distel, Stéphane Grappelli, Henri Salvador et tant d’autres immenses talents de l’hexagone.

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Rhoda Scott

[Jazz, Soul & Funk]

Lieu : Le Bilboquet - Paris
du 07/12/2005 au 27/05/2006

Fille aînée d'un pasteur itinérant, Rhoda Scott a grandi dans l'ambiance des petites églises noires de la côte est des Etats-Unis. C'est là, en accompagnant les gospels et negro-spirituals dès l'âge de huit ans, qu'elle a trouvé son incroyable[...

Quando sono arrivata a Paris, il 30 dicembre, ho subito notato che Le Bilboquet era chiuso..... i tavolini all'aperto ( anche in inverno ) vestiti con candide tovagliette, un piccolo caspot ....non c'erano. Tutto era chiuso, molti cartelli pubblicitari sulle porte e sulle vetrate. Impossibile non vederlo, dato che è proprio a pochi metri dall'hotel presso il quale soggiorno abitualmente.
 Un pezzo di storia di Paris che se ne va?
Ho chiesto informazioni, e mi è stato detto che il locale è stato acquistato dalla famiglia Costes, famiglia che oltre ad aver creato il noto Costes' Hotel, ha acquiatato anche il ristorante GEORGES V al Bouburg, ll Cafè Roc, ed atri punti importanti della città. Mi hanno detto che sarebbe stata ricreata la Cave de Jazz...... io lo spero davvero, perchè le Cave erano moltissime nel quartire di Saint Germain ( il sesto ), ma man mano negli anni le ho viste chiudere.....

Le Bilboquet resisteva grazie alla fama, a tutti i jazzisti di spessore che vi hanno suonato.... tipico parisienne , l'ambiente fumoso, il bicchiere di wisky o di champagne, la musica che si udiva anche da lontano, ottima musica......

Mille ricordi a Le Bilboquet.

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venerdì, 25 gennaio 2008

00005

Paris, Pigalle , XVIII arrondissement

El tango de Roxanne

Will drive you mad!

Roxanne
You don't have to put on that red light
Walk the streets for money
You don't care if it's wrong or if it is right

Roxanne
You don't have to wear that dress tonight
Roxanne
You don't have to sell your body to the night

His eyes upon your face
His hand upon your hand
His lips caress your skin
It's more than I can stand

Roxanne
Why does my heart cry?
Roxanne
Feelings I can't fight
Your'e free to leave me
But just don't deceive me
And please believe me
When I say, I love you

Give you your time
To do what you're saying
And if you have to
And if he has to,
I won't blame you

En el alma se me fue
Se me fue el corazon
Ya no puedo mas vivir
Porque no te puedo convencer
Que no te vendas Roxanne

Roxanne
Why does my heart cry?
Roxanne
Feelings I can't fight
Roxanne
You don't have to put on that red light
Roxanne
You don't have to wear that dress tonight
Roxanne

His eyes upon her face
His hand upon her hand
His lips caress her skin
It's more than he can stand

Roxanne
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mercoledì, 05 dicembre 2007

PAUL
VALERY

L'idea
fissa

E' una conversazione che , per sottolineare il tono spensierato e libero della scena, si svolge sulla riva del mare, durante una giornata di vacanza. Una conversazione che non ha né la rigida consequenzialità di un dialogo socratico, nè la seriosa e solenne andatura di un colloquio tra sapienti : i due interlocutori sono interessati ad inseguire, per catturarlo, il movimento stesso del loro pensiero, il bagliore inafferrabile dei loro processi cerebrali. E così balzano da un argomento all'altro, perdendosi a volte in un rivolo cieco, altre arrivano a sfiorare le mete delle loro peregrinazioni intellettuali......

Paul Valery - Autoritratto

Paul Valery - Autoritratto

Novembre 1987,

Con la mira dell'arciere dall' occhio e mezzo             
lancio  questa  freccia,  affinchè  possa
dardeggiare - intermittente - nel tuo sguardo.
Seguine la traiettoria allo stesso modo del
filosofo che mi piace chiamar ballerino :
con " un certo sorriso " e in " un certo passo
della danza " .

arciere

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lunedì, 08 ottobre 2007

Questa sera ho gli occhi stanchi. Forse per il troppo leggere, guardare, cercare parole tra le pieghe stanche della memoria. Ho gli occhi stanchi. E non servono a nulla i miei occhiali scuri, non proteggono i miei occhi dai lampi improvvisi. Vorrei saper scrivere una poesia, vorrei saper cantare, vorrei saper fare qualcosa per liberare i miei occhi dalla stanchezza. Ho visto un bambino sorridere, correre felice, raccogliere un fiore. Ho visto una mamma accogliere tra le braccia quel bambino. Ho visto una farfalla volare leggera e posarsi su gocce di rugiada. Ho visto un uomo piangere. Ho visto troppe cose, troppi amori, troppi ricordi che volavano come fantasmi. Ho sentito urlare il silenzio, è troppo forte la voce del silenzio. Ecco perché questa sera ho gli occhi stanchi.

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martedì, 03 luglio 2007

CopertinaAncora Antonio Tabucchi, questa volta una raccolta di racconti.

Quello che più amo è REBUS, e a seguito ne riporto alcuni brani .

"Stanotte ho sognato Miriam. Indossava una lunga veste bianca che da
lontano sembrava una camicia da notte; avanzava lungo la spiaggia, le onde erano paurosamente alte e si frangevano in silenzio, doveva essere la spiaggia di Biarritz, ma era completamente deserta, io stavo seduto su una poltrona a sdraio, la prima di un'interminabile fila di
poltrone deserte, ma forse era un'altra spiaggia, perché a Biarritz non mi ricordo poltrone come quelle, era solo l'idea di una spiaggia, e le ho fatto cenno col braccio invitandola a sedersi, ma lei ha continuato a camminare come se non si fosse accorta di me, guardando fisso in avanti, e quando mi è passata vicino mi ha investito una folata di aria gelida, come un alone che si portava dietro: e allora, con lo stupore senza sorpresa dei sogni, ho capito che era morta.
A volte una soluzione sembra plausibile solo in questo modo: sognando. Forse perché la ragione è pavida, non riesce a riempire i vuoti fra le cose, a stabilire la completezza, che è una forma di semplicità, preferisce una complicazione piena di buchi, e allora la volontà affida la soluzione al sogno. Ma poi domani, o un altro giorno, sognerò che Miriam
è viva, essa passerà vicino al mare e accosentirà al mio richiamo e si siederà vicino a me su una sdraio della spiaggia di Biarritz, o un'altra idea di spiaggia, si ravvierà i capelli come faceva lei, con un gesto lento e languido, pieno di sensi, e guardando il mare mi indicherà una vela, o una nuvola, e riderà, e rideremo insieme di avercela fatta, di essere lì
entrambi, di esserci trovati al nostro appuntamento.
La vita è un appuntamento, lo so dire una banalità, Monsieur, solo che noi non sappiamo mai il quando, il chi, il come, il dove. " ( pg.29 e 30 )

"Ci amammo di un amore intenso, quasi convulso, come se fosse un atto estremo dettato da un impulso di sopravvivenza. Restai intontito fra le lenzuola ma non dormii,giacevo in quella sorta di assopimento del corpo che permette alla mente di vagare libera di immagine in immagine, e davanti ai miei occhi sfilavano Albert e l’officina Pégase, e poi la piazza di Pau e le sue mansarde, e un piccolo elefante di metallo e poi il nastro di una strada e il dirupo sull’Oceano, Miriam era in piedi sull’orlo di quel dirupo, allora il conte si avvicinava senza far rumore e le dava una spinta e lei precipitava nel vuoto tendendosi stretta al petto la sua borsa che non lasciava mai. Il meccanismo dei miei pensieri fu più o meno questo, poi Miriam si alzò e andò in bagno....." ( pg. 44)

" Nel luogo del nostro appuntamento c'era uno stabilimento balneare con una fila di poltrone. Mi sedetti su di una poltrona e mi misi a guardare il mare. Sentii il campanile di Biarritz che batteva le dieci, e poi le undici , e poi mezzanotte." ( pg. 45 )

"Ah, ma lei mi ha fatto bere troppo, Monsieur, però in quanto a bicchieri è una buona compagnia. Sa, a volte, quando si è bevuto un po’, la realtà si semplifica, si saltano i vuoti fra le cose, tutto sembra combaciare e uno dice: ci sono. Come nei sogni.
Ma a lei perché interessano le storie altrui? Anche lei deve essere incapace a riempire i vuoti tra le cose. Non le sono sufficienti i suoi propri sogni? " ( pg. 46)

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lunedì, 02 luglio 2007

Judith I (Salomè)1905

 

Ricordando Klimt.....

Jadith ( Salomè )

1905

Gustav Klimt

KKKKKKKKKKKKKKKKKKKKKKKKKKKKKKKKKKKKKKKKKKKKKKKK

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lunedì, 02 luglio 2007
 

DA NOTTURNO INDIANO

viaggiatore2

" < Che cosa ci facciamo dentro a questi corpi >, disse il signore che stava preparandosi a stendersi nel letto vicino al mio.
La sua voce non aveva un tono interrogativo, forse non era una domanda, era solo una consatazione, a suo modo, comunque sarebbe stata una domanda alla quale non avrei saputo rispondere. La luce che veniva dalle banchine della stazione era gialla e disegnava sulle pareti scrostate la sua ombra magra che si muoveva sulle pareti con leggerezza, con prudenza e discrezione, mi parve, come si muovono gli indiani. Da lontano veniva una voce lenta e monotona, forse una preghiera oppure un lamento solitario e senza speranza, come quei lamenti che esprimono solo se stessi, senza chiedere niente. Per me era impossibile decifrarlo. L'India era anche questo : un universo di suoni piatti, indifferenziati, indistinguibili.
< Forse ci viaggiamo dentro > , dissi io.
Doveva essere passato un po' di tempo dalla sua prima frase, mi ero perduto in considerazioni lontane: qualche minuto di sonno, forse. Ero molto stanco.
Lui disse: < come ha detto? >.
< Mi riferivo ai corpi > , dissi io, < forse sono come valigie, ci trasportiamo noi stessi >

tramonto

 

"Il cameriere ci fece cenno che il nostro tavolo era pronto e ci precedette fino alla terrazza. Era un buon tavolo d'angolo come avevo chiesto , vicino ai cespugli del bordo, in disparte. Chiesi a Christine se potevo mettermi alla sua sinistra, così da poter vedere gli altri tavoli. Il cameriere era premuroso e discretissimo, come sono i camerieri di alberghi del tipo dell'Oberoi. Preferivamo la cucina indiana o il barbecue? Non voleva influenzare, naturalmente, ma i pescatori di Calangute oggi avevano portato ceste di aragoste, erano tutte là in fondo alla terrazza, pronte ad essere cucinate, dove si vedeva il cuoco con il cappello bianco e il riverbero dei bracieri all'aperto.

Approfittando del suo suggerimento percorsi con lo sguardo la terrazza, i tavolini, i commensali. La luce era abbastanza incerta, su ogni tavolo c'erano delle candele, ma le persone erano distinguibili, con un po' di concentrazione. "

Notturno Indiano

Ps.ho donato questo libro alle tre persone che più amo.
   Una di queste l'avrà perso o distrattamente lasciato
   in qualche luogo, per abbracciare emozioni che non
   sono più mie.
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lunedì, 25 giugno 2007

miciaChe tu abbia lei non è tutto il mio tormento
eppur si sa che l'ho teneramente amata;
ma che lei abbia te è quanto più m'accora,
una sconfitta in amore che mi brucia dentro.

Amabili colpevoli, così voglio scusarvi:
tu ami lei perché ben sai ch'io l'amo;
e così per amor mio ella pure m'inganna
lasciando che il mio amico l'ami per amor mio.

Se perdo te, tal perdita è per lei un vantaggio
e se perdo lei, è il mio amico a trovar tal perdita:
entrambi vi trovate ed io vi perdo tutti e due

e voi, per amor mio, m'infliggete questa croce.
Ma eccone la gioia: lui ed io siamo una sol cosa:
o dolce inganno, ella dunque ama me soltanto.

 

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lunedì, 25 giugno 2007

Nel sogno apparve una donna.
Era alta, magra, i capelli lunghi neri, gli occhi grandi di un colore indefinito tra il verde e il nocciola, scuri. L'aspetto era segaligno, il portamento rigido.
Certo una donna, poiché le donne non hanno eguali nell'essere insidiose, intriganti, sottilmente malvagie. Nessun uomo è capace di essere come una donna nella sottigliezza dell'insidia e della malvagità nascosta da bontà.
Aveva con sé un shopper, molto grande, con dentro un minuscolo oggetto.
Già , un oggetto che sveva acquistato prendendo spunto da qualcosa ... che neppure lei conosceva bene.
Era ridicola quella shopper, decisamente ridicola per quel piccolo oggetto che ,con presunzione totale. voleva donare.  Era ridicola nel recare quella shopper, e nell'incedere un po' grossolano.
Non la vidi propriamente ma, nel sogno, una voce me la descriveva, proprio come accade nei sogni.

Ma il tempo delle mele viene per tutti, anche se a volte dentro alle mele può esserci un vermicello.
La sua goffaggine sembrava quasi imbarazzante, la sua presunzione allarmante. Parlava e sorrideva, anche se il sorriso mostrava denti non proprio ben allineati, ostentava il sorriso, dispensava consigli, emetteva sentenze.
Nella sua illusione pensava di esser unica, interessante, bella, intelligente, pensava di esser tutto.
Scivolava sulle scale, ma il busto era eretto, inciampava nelle parole, ma l'intento era chiaro.
Quella donna non voleva staccarsi dal sogno, volevo scacciare quell'immagine sgradevole, il sogno stava per diventare incubo.
Chissà perché associavo un volto così alla malvagità.
..............e la notte svanì

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giovedì, 21 giugno 2007

" E me ricordo d'un tramonto antico...." quanti anni sono passati. Quattro ....
Roma t'aspetta... Mi arrivò per mail, recitata da lui.....

Così presa da insana follia mi ritrovo in stazione, biglietto Eurostar per Roma.
Ma che sto facendo?   Non mi rispondo, acquisto il biglietto.
Veloce, il treno parte a minuti, salgo.
Ma che sto facendo? Cerco di non pensare a nulla, poi, mi dico :
" A Firenze scendo e torno indietro".

FIRENZE............penso, ma che sto facendo? Ma dove vado?All'improvviso vedo Settebagni, Tiburtina, Stazione Termini. Arrivata. Scendo. Nessuna emozione, nulla .
Vivo come se fosse la scena di un film, qualcosa che sta capitando ad altri, non a me.
Mi guardo attorno, è la prima volta che torno a Roma dopo più di un anno. Quante volte sono scesa in quella stazione, ma oggi è diverso, nessununo mi sta aspettando. All'improvviso il cuore comincia a battere a mille, l'emozione sale,devo sconfiggere i fantasmi, i miei fantasmi.
Determinata esco dalla stazione, ecco già mi sono sbagliata. non è quella la strada, rientro, e riesco, Taxi. "Via Nazionale"..il tassista mi guarda con aria interrogativa, già via Nazionale è lì, davanti a me.
" No, scusi, vada al Muro Torto". Parte, io osservo le strade, vorrei che perrcorresse quelle a me note, di cui non conosco il nome.
Sono fortunata ,fa proprio quelle, al Muro Torto mi chiede " E mò? ". Già ed ora? "Piazza Cavour, angolo Crescenzi".  La sua espressione è tutto, tace ma dice tutto. Sorrido, ha ragione, penso.
Ma che sto facendo? Scendo, vado verso Castel Sant'Angelo, poi veloce torno indietro. No non posso restare lì , lì c'è il suo ufficio.
Se uscisse? se mi vedesse?  No, no non sono a Roma per questo. Veloce vado in Cola di Rienzo. Franchi....mi fermo, quante volte abbiamo fatto spesa da Franchi,la prima volta il primo ultimo dell'anno trascorso insieme- Scuoto la testa, proseguo, Castroni... le marmellate, le confetture per i formaggi, il caffè americano....il migliore.....Piccole cose...semplici....e meravigliose. No basta, così non va. Cammino ancora taxi. sono confusa, accaldata, ho scelto la giornata più calda , non so veramente dove voglio andare, ovunque credo. "Trastevere", il tassista mi guarda e dice "Trastevere dove?"
" Santa Maria in Trastevere", rispodo. Cammino per i vicoli e subito ritrovo la Trattoria der Belli, coi tavolini arrancati sul marciapiede, le tovaglie a quadrettoni, ancora non c'è molta gente, osservo, quanti ricordi. Di scatto via, ancora, e girando eccomi davanti a quella trattoria che mai avrei ritrovato se non per caso. Faceva caldo quel giorno, il mio plumbaco stava nel bauletto dello scooterone, era quasi morto...ma è vissuto fino allo scorso anno...A che pensi? " Vai", mi dico. Cammino torno sul lungo Tevere, ecco voglio andare a Piazza Augusto Imperatore, ma non ricordo, mi prende un po' di ansia. Chiedo, è vicino è facile arrivarci. Eccomi da Gusto, mi rendo conto di ripercorrere antichi luoghi di tempi felici.
Sono un po' stanca , un altro Taxi, "Campo de fiori". Non mi rendo conto di girare disordinatamente, non capisco se sono vicina o lontana, so che non ho tempo.
Ogni tanto osservo il telefono. No, non sei qui per questo.
L'hotel Campo dei de Fiori è davanti a me, lì. Fa caldo come quella domenica di maggio, la stanza al sesto piano, senza ascensore.....ma lo spettacolo lassù era splendido...Una domenica molto importante, il cuore torna a battere a mille, basta, mi dico basta,. Ma Elisheva non me lo perdo...non riesco a guardare le vetrine. Mi ricordo quando la domenica succeva mi comprasti i sabot...e me li regalasti pochi giorni dopo...No, non voglio pensare.
Cammino un po', mi sembra di non sapere dove sto andando, ma eccomi in Piazza Navona, oggi è caldo,ma all'improvviso la rivedo come se fosse Natale, quante volte ho comprato le Befane, le streghette, le calze per le mie figlie.....No basta ricordi.
Ancora taxi. " Piazza Colonna" scendo, cammino....Galleria Alberto Sordi...via del Corso, via Condotti, via Frattina ed eccomi lì a Piazza di Spagna. Mi fermo davanti alla barcaccia, ancora milioni di ricordi, troppo.
Hezel, scarpe...dai ti piacciono tanto. Mi fermo, traguardo la vetrina, non riesco proprio a guardar vetrine oggi, eppure sono vanitosa. Eleonora, il negozio più in di Roma.....no, non mi interessa.
Mi ritrovo alla galleria che conduce ai metrò, ma mi accorgo che sto andando al parcheggio di Villa Borghese, le scale mobili i tapirulan... eccomi. Ma che ci faccio al parcheggio? Entro voglio sentire i miei passi che rimbombano. ... Ma che sto facendo? Torno velocemente indietro, rieccomi a piazza di Spagna. Beh, vado a vedere il nuovo negozio di Frau, è vicino....ma non mi importa, allora mi volto,torno indietro.. vado da Tad.....no non mi importa.
Sono stanca assetata, accaldata, vorrei sedermi, ho solo camminato. Un taxi, l'ennesimo " Vanni, viale Mazzzini". Eccomi di nuovo lì...altro luogo della memeoria, tante volte siamo stati da Vanni, quella domenica di agosto......Mi siedo stremata, ordino una coca, non ho fame e forse neppure sete.
Non ho un biglietto per il ritorno, non mi importa di che ora sia, so che ci sono mille treni che possono riportarmi a casa, ma ancora non ho voglia di tornare.
Guardo il telefono ancora una volta. No, non sei qui per questo.
Penso ora vado a San Giovanni, no meglio ai Fori Imperiali, no vado "al Cantuccio". Ripenso a quel ristorantantino delizioso, due volte ci siamo stati e due volte è accaduto qualcosa di molto spiacevole. No al Cantuccio non vado.
Sono stanca, le emozioni accumulate sono troppe, troppe..... chiamo un taxi. "Stazione Termini", intanto prenoto il treno al telefono, tiketless, non ho voglia di far file. Arrivo appena dieci minuti prima della partenza del treno e mi ricordo quella volta che salendo chiusero il portellone con la mia mano in mezzo......
Salgo sul treno, chiudo gli occhi, poi guardo il telefono "Ciao, sono a Roma ,sto partendo, avrei voluto chiamarti per un caffè..."
No , non lo faccio, non sono qui per questo.

Roma t'aspetta..... non so quando tornerò a Roma, non so se tornerò a Roma, non importa che io torni a Roma perchè una parte di me è a Roma, e lì resterà per sempre.

Volevo che Roma fosse solo una città, no Roma non è solo una città, è molto altro, per me Roma è molto altro.

Roma t'aspetta....

SAN PIETRO

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martedì, 12 giugno 2007

MERCOLEDI'  13  GIUGNO 2001

no, non mi sono sbagliata a scrivere la data, mercoledì 13 giugno 2001.

Era un anno esatto che avevo aperto la mia boutique - atelier di arredamento, ed era un giorno in cui stavo aspettando qualcuno.

Lo avevo conosciuto su ICQ, per purissimo caso , due mesi prima e quel giorno avevamo un appuntamento. Sarebbe dovuto arrivare nel pomeriggio. Faceva piuttosto caldo, mi si era rotto un tacco dei sabot, stavo lavorando quando alle 11 e 30 circa entrò una persona. Io miope che non porto occhiali mi alzo, mi avvicino sorridendo e dicendo buongiorno, poi mi fermo  lo guardo e mi si sembra di riconoscere quel volto che avevo visto in foto, una foto di qualche anno prima......pronunciai il suo nome......
Rimasi lì, un po' allocchita non sapevo che dire o che fare, il tacco rotto, e l'emozione, si l'emozione . Non ricordo che dissi, so che gli dissi che avevo bisogno di passare un attimo a casa mia. Salii velocemente lasciandolo in macchina, mi cambiai i sandali, la maglietta e volai giù.

Lo portai sulle nostre colline, in una piccola trattoria con le tovaglie a quadrettoni uguali alla sua camicia. Lo osservavo, e parlavo, perchè come non sono brava a scrivere sono brava a parlare. Parlavo, chiedevo, parlavo, lo ascoltavo, e lo osservavo, ascoltavo ascoltavo. Il suo arrivo anticipato mi aveva un po' messa sotto sopra, colta impreparata, sono fondamentalmente timida  e da tale mascheravo la mia timidezza con le parole.
Ricordo ogni gesto di quel giorno, non davvero il cibo.
Non sapevo dove condurlo e decisi di portarlo in un parco poco distante sempre in collina. Fu un pomeriggio molto intenso, pieno di emozione dove parola dopo parola sentivo crescere in me l'emozione, quasi fossi stata una adolescente.  Il sole amico baciava i nostri volti che si guardavano. Un pomeriggio bellissimo che segnò L'inizio di una storia d'amore ricca, importante, molto importante.
Non dimenticherò mai, grazie per quello che mi hai dato. Grazie per quella poesia che mi hai scritto e mi hai donato e conservo e conserverò per sempre.

Il seguito è un'altra storia

postato da: senzaluna alle ore 22:07 | Permalink | commenti
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