sabato, 20 ottobre 2007

Tratto dal mio romanzo " il Ponte sul fiume del treno"

Compagni di scuola ( festa dei 40 anni)

I quarant'anni.............i primi nostri quarant'anni.......
traguardo importante, è la soglia di un qualcosa, che risveglia dal torpore del tran, tran quotidiano,  allora si fanno riunioni di compagni di "sventura" coloro i quali sono approdati al mitico club degli "Anta" e allora...

Fui invitato a quel tempo ad una prima
Da un compagno di scuola, una cima
Voleva rinverdir i fasti da tempo passati
Riunir quella scalcinata classe di "bocciati".
Accettai con entusiasmo un po' infantile
Quella riunione di ex, per scaricar la bile
Che avevo nei confronti di taluni "amici"
Del tecnico istituto superiore, i più infelici .
Fu quasi come il primo giorno di scuola
Tutti in crocchio, a mo’ di rotonda aiuola
Quando fummo quasi tutti riuniti
Ci sedemmo al desco un tantino stupiti
Scoprimmo di essere ospiti graditi
Dell'ex, più somaro della classe di allora
Faceva li sfoggio, della sua bella dimora
Avevo capito, eravamo lì a festeggiare
Chi successo ha avuto, l'altri a masticare
Quell'amarognola e brutta invidiuzza
Che ti lacera nel Tuo cerebro, ti tagliuzza .
Era tutto uno sperticar di brutti fatti
Accaduti a questo o a quello , tutti matti
Intervenni raccontando di cose carine
Quelle sdolcinate, protagoniste le signorine
Oggi quasi tutte signore, o zitelle di paese
Corretto all'istante con,... single.... , please .
Annovero tra quei lontani ricordi
Quando scrivevo in rima ai primordi
Un tema in classe con uno svolgimento
In rima baciata, allora ci fu gran fermento
Con critiche assai feroci e stroncamenti
Ma da più parti vennero dei complimenti .

I miei Temi di scuola, erano sempre oggetto per discussioni, fra proffessori, fra di noi ecc., era un motivo forse d'invidia, perchè scrivevo sempre in rima, e questo era fumo negli occhi per i proffessori, che andavano alla ricerca di una qualche pubblicazione, che trovasse un appiglio, per tacitarmi di........
"Non è Farina del Tuo sacco".............si dovuti ricredere, perchè la rima è una mia mania, fin dai primordi della scrittura.
Ecco qui il famoso tema, fatto in terza media, anche se a dire il vero, era lungo 4 facciate del famigerato "foglio protocollo" Remember?
Ma non voglio tediarvi nei particolari.

Tema: "Descrivi un macchinario agricolo, del futuro" .

Cosi s'intitolava l'argomento assai duro :

Il meccanismo da me descritto , si componeva ;
Di una mietitutto a gnausa , con circovessa leva
A forma di creòla* con tamiso* bramantato
Con la rimiola* calibrata , con taglio seghettato
Lo stegagno* che separa tutta la bula rara
Con pompetta flottante come il Niagara
Un rodante rampino per accalappiar il maialino
All'uopo lasciato nel campo di grano , al mattino
Uno spremi frumes'chicchi , a sinergia sfarinante
Con pescatastasale e pepe , per cura dimagrante
Un argano nonspingente coacervo retroattivato
Un bel cuocilaser cesioforme , dal sole alimentato
Con lieviti nucleorzati , acqua e aromi speziati
Arrotol'insaccati submacinati still'affettati
Uscivano cosi caldi , pimpanti , panini imbottiti
Per tutti coloro che avevano sani appetiti.

(*attrezzi con nome dialettale*)

La purga

Ma se troppo avete gozzovigliato pesante
Dovrete aiutare la digestione con un purgante
Un'arcàno miscelato con officinale essenza
Che serve a controbattere con virulenza
Spasmomiasma, meteorismo e flatulenza
Noto come gas espulso in sonnolenza
E che quando satura in pieno la stanza
Sarà meglio chiamar un'ambulanza
Perché la gastroduodenale interazione
Genera profondo disagio nell'espulsione
Ingurgitando la pozione dell’arcàno
Si produce uno strippante uragano
Così il livello acquatico s'abbassa
Il gasometro umano si sconquassa
E in un benefico defluir nella fogna
Va a beneficio di tutta la campagna .

A questa mia strana invenzione infernale
Uno sperticato elogio, mi ridiede morale
Tutti a ridere per quella strana tiritera
Che sembrava una storia quasi quasi vera
E così altri l'esempio lampante seguirono
Tutti a disquisire di qualche fatto minimo
Come a lezione di scienza agraria applicata
La Prof. ad irrorar i "Peri" del Dott. invitata
O far cadere i fogli dal tavolo flottante
Per sbirciar così, della Prof. le mutande .
Tutti a ridere di gusto a quelle stupidate
Così lontane nel tempo, e così arricchite .
Il padrone di casa ex compagno di tanti
Perché fu bocciato, tre volte, da tutti quanti
Allevatore di maiali, quasi per caso diventò
A sorpresa di tutti nel commercio spopolò
Ha sposato poi la più bella della classe
Il primo della zona come gettito di tasse .
A volte una brutta partecipazione a scuola
Non pregiudica il successo a chi poi vola
Con costanza, savoir faire e tanta fantasia .
Ma a contraltare di quella luminosa scia
L'ex compagno più bravo di noi tutti
Si è tolto la vita per strani brutti fatti .
Questo nostro ex, tanto sfortunato
Non ha saputo sfruttar il suo talento
S'è lasciato trascinar dalla polverina
Quella bianca che non è poi la farina
Donne stuprate e drogate, da Lui stesso
Mise fine alla sua esistenza con successo .
Poco male, qualcuno di noi sentenziò
Era una carogna, sempre ci tiranneggiò
Voleva i compiti già risolti per copiare
Invitava solo i sottomessi a giocare
Per poi pretendere sempre la vittoria
Ogni partita con lui, non aveva storia .
Ma c'era anche la storia dei due innamorati
Dai banchi di scuola, non si sono mai lasciati
Eran li con tutti noi, tubanti come sempre
Non s'eran mai sposati, vivean felicemente .
C'è chi aveva avuto anche quattro figli
C'èra chi aveva avuto quattro mogli
Era invidiato da qualcuno di noi adesso
Perché una giovane ventenne avea appresso .
In mezzo a noi purtroppo, anche un lestofante
Perchè un portafoglio, era , a Furio mancante
I sospetti sempre addosso a Zecchino
Era chiamato così per via dell'orecchino
Olga, l'ex più magra, era ora la più grassa
Palmiro, dal grande ciuffo, ora tutto in piazza
Salvatore che non sapeva mai leggere le ore
Facea il capostazione a Laggio di Cadore
Capisco perchè i treni non rispettan l'orario
Per Lui il compleanno cadeva il 29 febbraio
Orlando era sempre più furioso che mai
Lorella sempre bella, non mi guardava mai
Schiamazzi e brindisi, ma con aria fritta

Avevo notato la mia dirimpettaia, sempre zitta.
Una compagna?... che strano, non ricordavo
Ogni tanto distratto , lo sguardo incrociavo
La macchina del tempo s'era inceppata ?
Perdeva qualche colpo, ecco l'ho riavviata .
Mi presentai ;Ted.!...Si ! Ti conosco , rispose
Non ti ricordi? Sono Nadia, via delle Rose !
Hoo...thè! non ti ricordavo...sei..cambiata !
Credevo fossi, di un di noi quì l'ammogliata !
Strano per davvero quel Mio non ricordare
L'ex vicina di banco?....volevo sprofondare .
Scambiammo così parole di circostanza
Vieni! Propose, c'è rumore in questa stanza
Son quasi tre ore di tavola, bisogna smaltire
Su dai, per stare in forma senza impigrire
Vieni? sull'arenile del fiume a passeggiare ?
Io negli anfratti della mente vò a rovistare
Un qualche recondito piccolo episodio
Di cui parlare, ricordare un bell'esordio
Mi rinsavì Lei di colpo dicendomi che;
Eri uno stronzetto....... Saputello, Te
Io, di Te ero cotta, ero alla follia pura
Senza coraggio di parlarti, avevo paura
Tu mi prendevi in giro, mi disprezzavi
Non di uno sguardo sai, mi degnavi
Eri tutto per Sissy, tutto, dolcemiele
Ero bruttina assai, lo so, mi rodea la fiele
Ammiravo di Te le sportive destrezze
Invidiavo Sissy, per le Tue carezze
Per Lei tanti mazzi di fiori di campo
A me niente da nessuno, senza scampo
Cercavo alle volte di mettermi in mostra
Nessuno mi filava, non ero una tosta.
Ho covato rivalsa a quell'ingiustizia
Non volevo emarginarmi con mestizia
Pensavo ad un avvenire con Te, radioso
E invece solo il fegato Mio, si è roso.
Poi a Torino un tempo, sono emigrata
Ho lavorato, studiato e mi son laureata
Oggi sono un medico! Chirurgo plastico
Visto come sono? ...Esclamai.... : Fantastico !
I primi guadagni? Su di Me, operata
Per esser anche' io corteggiata, amata.
........................???..........
Ecco perché non riuscivo a collimare!
Quel volto, era andato ad ingentilire
Quella scarna figura, ora è diventata
Una donna assai piacente e ammirata.
Non mi sono mai sposata, continuò
Aspettavo chi? O chissà cosa non lo so
Qualche volta sai, t'ho pensato, invano
Ho assistito alla Tua partenza, al treno
Ero informata da un tuo collega di lavoro
Volevo salutarti, ma Tu eri nell'ignoro .
Sapessi Nadia, quanto avrei avuto bisogno
In quel momento che svaniva un sogno
Perché non ti sei fatta avanti allora ?
Sapevi della mia brutta bocciatura
Del dramma quotidiano che vivevo!
Hai ragione Tu, però, Io non ti volevo.
Ho capito Ted, cosa si prova a partire
L'ho sperimentato anch’io, cosa vuol dire
La sofferenza nel dare l'addio a tutto
Rifarsi un'esistenza è davvero brutto.
Oggi son qui venuta per rinverdire
I sogni, i luoghi, i compagni, per capire
Dove, quando, come o cosa ho sbagliato
Ma ormai a 40 anni ,......... tempo scaduto .
Saltai con un certo affanno il laterale fosso
E colsi per lei uno stupendo fiore rosso
Insieme a margherite, gigli e astri blu
Omaggio sincero per il tempo che fu
Si commosse arrossendo per quel gesto
Aspettato da tanto con fare mesto .
Percorsi ormai già tre Km del fiume sentiero
All’orizzonte minacciava un cumulo nero
Una leggera ma sempre più forte brezza
Creava vortici di fogliame in altezza
Quel caldo e afoso pomeriggio di luglio
Portò a noi passeggianti, scompiglio
Ormai la buriana andava a scatenare
La presi per mano, si fece trainare
Eravamo vicini al ponte sul fiume del treno
Correndo, ansimando senza freno
Goccioloni sparsi mitragliavano il terreno
Entrammo in quel vuoto casolare per fieno
Passando da sotto, quel famoso ponte
Con qualche chicco di grandine in fronte
Tra fulmini e saette, e un tantino bagnati
Finalmente riparati e nel fieno sdraiati
Nadia mi interloquì...... con un bisbiglio
Questo "era" con Sissy..... il nascondiglio?
E Tu come lo sai? Dissi, scombussolato
A quel tempo, gelosa ero, vi avevo spiato
Tutti sapean del vostro tenero idillio
Esser quì, al "Suo" posto, sono in visibilio.
L'umettata camicetta divenne trasparente
Quel che si notava, era bello veramente
Si tolse con sapienza il bagnato indumento
Lo adagiò con cura sopra il pavimento
Sganciò, gli ormeggi s’aprì il balconcino
Fiorì la natura rigogliosa del suo seno
Un fulmine, l'atmosfera scudisciò, devastante
Mi abbracciò, stringendomi fortemente
Ho paura, ho freddo scaldami un pochino
Non sapevo cosa fare, ero forse un cretino?
La strinsi massaggiandola con dolcezza
Apprezzando le sue grazie e la loro durezza.
Non volevo approfittare di quell’occasione
Ma Lei aumentava la stretta, con passione
Lasciandola fare, continuavo a "subire"
Non incoraggiandola, era tutto un bel dire.
Mollò la presa, mi colpì, con sonoro ceffone
Inveendomi contro con un "Mascalzone"
Perché, mi respingi? Sono poi così brutta?
Tutt’altro, le dissi, sei stupenda tutta!
E allora cos'ho che non va !......Dillo!
Risposi: va tutto bene, sei un gingillo
Ma una somma di tanti scrupoli Miei
Compensano così , i mancanti Tuoi.
Scusami disse.......ma Io tanto ti vorrei
E' più di vent'anni che sei nei sogni miei.
Due righe di rimmel sciolte vagavano
Sul suo bel liscio viso, come un mogano
I neri rigagnoli, lo scoperto seno annerirono
La strinsi, dolcemente, cosi si cancellarono.
Come è strano il comportamento umano
Vuoi, chi mai potrà essere a Te vicino
E non contempli chi invece a Te si offre
Tutto un giro di gente, che inutilmente soffre.
Un guizzo di luce, di un lampo tenace
Schiocca sul fieno senza rumore,... si tace
La ventosa bufera non è finita sull'arenile
Non si può tornare, con i compagni all'ovile.
Allentai il Mio protettivo abbraccio
Di contro Lei m'impegnava con intreccio.
Ancora un pochino, tienimi così, stretta
Non avere come tutti, sempre fretta.
Aggiustai a mo di nido il profumato fieno
In disordinato umido ammasso, in un baleno
Scivolarono piano, i restanti nostri indumenti
Il temporale continuò...........fummo contenti.
La pioggia a tratti, sul tetto scrosciante
Si calmava un po', in lento gocciolante
Per riprendere poi, con lampo accecante
A seguire un tuono dal ritmo assordante.
Trasalimmo però ad un fischio dirompente
Era quel maledetto treno a rischiarar la mente.
Sopito l'ardore, noi stessi , raccogliemmo
Chissà se e quando ancora ci rivedremo?
Il lontano campanile dai conosciuti rintocchi
Pomeriggio ore sette sentenzia, fine dei giochi.
Ancora in altro prato fiorito, orsù brucato
Facile dire non volevo..............c'ero stato!
Sotto il porticato, ricordo c'era un camino
Accesi un focherello e asciugare un pochino
I vestiti appesi come paramenti festosi
La buriana finì, rondini a stormi chiassosi
Piroettavano a caccia di tenero becchime
L'arcobaleno con radici sulle basse cime
Posandosi poi sui fili del telefono a riposare
Formavano una scala di note da suonare
Una dolce melodia tutta da interpretare
Una colonna sonora del dì che andava a finire
Gli Euganei colli in lontananza come cornice
Era il corollario di un bel giorno felice.
Un rosso bagliore di cielo che volge al tramonto
Siamo stati insieme ,........senza confronto .
Mi guardò con battenti ciglia, arcuò le reni
Rituffandomi nel fieno, avvolto dai suoi seni.
Era ormai l'imbrunire di una strana giornata
Non prometteva bene, ma poi raddrizzata.
Tornammo e nessuno notò, niente di strano
Di quel pomeriggio passato da loro lontano
Anche perché, qualcuno avea litigato
Per futili motivi, con uno ubriacato
Era Gioele, uno che non era mai entrato
Nel giro delle compagnie, un atapirato
Purtroppo dell'altra "sponda" Lui era
L'avevano fatto arrabbiare quella sera
Lo chiamavano frocio mulo bastardo
Che cattiveria, avea reagito gagliardo
Però in quattro lo immobilizzarono
Aiutati della più scema, lo spogliarono
Costei, si spogliò, si mise a cavalcioni
E far cosi di Lui , dispregio......che coglioni !
Avevamo fatto benone Io e Nadia
A non esser presenti a quella scena tedia .
Ci lasciammo così di comune accordo
A mai più riunirci, in un simile bagordo
Troppi ricordi, cattiverie e mai sopite rivalse
Quel competere stupido con frasi insulse.
Nadia mi chiese un passaggio per Milano
Lieto di accompagnarti anche a Torino.
Mi raccontò, autostrada facendo
Di un viaggio, che stava intraprendendo
Andava in Brasile per specializzarsi
Ma anche, mi confidò........ per curarsi .
Mi informai del suo male oscuro
Niente di certo, sembrava un muro
Non voleva parlarne, ma poi si aprì
Singhiozzando ammise che, un dì Lei subì
L'aver perso un bambino, mai nato
Qualcosa avea di gravemente malformato
E così avea deciso con tanta speranza
Di partir per il Brasile all'occorrenza.
Era quello il frutto di una felice unione
Anche se non sposata all'occasione
Quel trauma allontanò chi l'amava
Adesso, libera, purtroppo Lei vagava.
Era notte fonda la stanchezza enorme
Le luci delle strade, avean strane forme
La leggera umida nebbiolina di calura
Confondeva i contorni fuori misura
All'Autogrill tacitammo in breve l'arsura
Proposi di fermar così l'andatura
Alloggiare al motel per ritemprarsi
Ripartir la mattina senza dannarsi .
Consumato uno spuntino frugale
Erano ormai passate le due, ora legale
Non nella stessa camera alloggiammo
Tra noi un po' di mestizia cogliemmo.
Le ombre della notte, movimentate
Da fasci di luci dai Tir proiettate
Come, tante cinesi ombre informi
Chiesi a me stesso: perché non dormi?
Morfeo alla fine vinse l'impari duello
Mi abbandonai in quel morbido baccello.
Due secchi colpetti,Toc..Toc..alla porta
Mi sveglio in sussulto, con luna storta
Bussolandomi al buio con quei rumori
Chiesi a gran voce chi era la fuori?
Apri !....son Io .......Nadia , apri... dai !
Socchiusi la porta , s'introdusse furtiva
Con tremolante voce...... mi pregava
Di farla dormire, di me in compagnia
Aveva, degli incubi, non voleva andar via.
La delicata situazione, andavo a vagliare
Temevo che il tutto , andasse ad incasinare.
Tranquillo, mi tacitò fermamente volitiva
Siamo grandi abbastanza !.....Esagerava ?
Acconsetìì , sotto le coltri, così s'infilava .
Compagna di scuola dallo sguardo smarrito
Aggrappata ad un sogno, da domani finito
I primi bagliori di un'alba incolore foschiata
Dormiva profonda, saldamente a me ancorata.
Ripartimmo a colmare la residua distanza
Che ci separava, dalla normale nostra esistenza
Arrivammo a Torino nel pomeridiano
La lasciai con calorosa stretta di mano.
Tornai così mesto alla normale routine
Dopo i due giorni di ferie malandrine
Ma quella breve, bella parentesi rosa
Capire mi fece senz'altro una cosa.
Il destino che a noi agli albori si schiude
Le scelte che fai son sempre sbagliate, crude
E così in un rincorrersi di tanti rimpianti
Ci si puntella con piccole gioie per tirare avanti.
Al telegiornale catastrofi ogni giorno di più
Un volo della Varig, un 747 J. caduto giù
Partito da Torino era diretto a Brasilia
C'era distrutta anche un Italiana famiglia
Cerco notizia più dettagliata, sicura
Forse c'era Nadia in quella sciagura?
Tutte quelle speranze, lasciate in un volo
Soffrii molto, in cupo silenzio da solo
Nessun annuncio, nessuno sapeva
Anche contattando, i compagni di leva.
La sfortuna è dietro l'angolo e aspetta
E' la che non fa niente, non ha fretta
Quando ceca colpisce e Tu gli sei a tiro
Può troncarti del tutto, senza respiro.
Ora forse con gli angeli del cielo lassù
Si sentirà più bella che quaggiù
Immaginare quel posto lontano
Ho sognato che tutti, si tengon per mano.
Quando, il canto del gallo, sembra sirena
Di colpo ti svegli con un gran mal di schiena
E' una notte dormita disarmonicamente
Con pensieri e sogni cavalcati follemente
Il profumo del caffè, ti snebbia la mente
Ricordi l'accaduto, nel tuo Io virtualmente
Era un giorno che sarà domani non ieri
Una cosa capace di turbar sereni pensieri.
Il trapasso a quel mondo, forse il migliore,
Sta nelle mani del Creatore Nostro Signore
E il modo con cui Mi ci son trovato e sognato
Parrebbe che quel luogo, Io avessi frequentato.
Tutto in un ordine sparso, indefinito
Visto dei miei cari, con Nadia ho interloquito
Essenze di vita beate, quaggiù mai trovate.
Ho forse vissuto cent'anni, in pochi secondi
Visto un miliardo di felici angeli vagabondi
Distanti dal nostro tribolar quotidiano
Tutti lassù si tendono e si danno una mano
Facendo così tutti insieme un girotondo
Dove Sissy, è il centro, il perno del Mondo.
Bianchi, Neri come un arcobaleno del creato
Dove nessuno si sente solo e discriminato.
E' una favola di fine millennio INTERNETtato
In un interconnessione totale, ma solo virtuale
Con la nostra coscienza del bene e del male.
La macchina del tempo ha però esagerato
L'incidente aereo è veramente avvenuto
Ma non è successo quanto da Me immaginato
E così due belle illustrate cartoline, ho ricevuto
Brasilia, Rio de Janeiro con il Pan di Zucchero
Con di Nadia un saluto caloroso e sincero.
Compagna di scuola.......................addio.........

Edo e le storie Appese

postato da: EdoEleStorieAppese alle ore 08:33 | Permalink | commenti (1)
categoria:narrativa rimata

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lunedì, 03 settembre 2007
Labbra dal sapore di "Selvatico Mosto "...
 
"Per quest'anno non cambiare"
"Stessa spiaggia stesso mare"
Sto ascoltando questa canzone del cuore
In viaggio per la vacanza nella città in fiore

" Milano Marittima" Verdeggiante Fulgore
Ho provato altre vie, ma qui  solo trovo il colore
Mi diverto e mi rilasso, forse è strano ma vero
Non fanno per me esotici lidi sono sincero

Abitudinario, alla mia età è comodo! è basilare
Avere dei punti dove tranquillo mi posso fermare
E se qualcosa non va mi posso sempre eclissare
A me piacciono le persono al sole ad abbronzare

Ritrovo le genti conosciute da tempo
Si rinnovano chiacchiere senza rimpianto
Sviluppo così la passione che vanto
E' lo scrivere in rima come fo ogni tanto

E' da tanto che non piove... oggi 03-08-2007 piove
Manco farlo apposta, il primo giorno di ferie piove...
Mannaggia e così! notando che qualcuno si muove
E poi fuggi fuggi generale ... magari si va nell'alcove

Giornata uggiosa e triste d'agosto
Strano tempo per questo bel posto
Ma dona alla vacanza un imprevisto
Fuori piove ed io recito un mio testo

Uno scritto scherzoso come antipasto
Risate sonore per chi è rimasto
Soprattutto Lei " Labbra di Mosto"
E' così che la chiamo ed ora pregusto

Una conoscenza a cuì m'accosto
Interessata al mio rimato esposto
Lei bella ed esile, io brutto e robusto
Ma questo è un vero bel contrasto

No, no,  non faccio il bell'imbusto
Ha l'età di mia figlia questo arbusto
Esile e sinuoso, sarei Fuoriposto
Con mamma d'aspetto duro e vetusto

Ma arcigna nel formulare sempre disgusto
Su tutto... ma soprattutto sul costo
Avvelenando l'esistere suo un po' frusto
Ma agisce con l'aria di un capoposto.

Non perde di vista il suo bel "impasto"
La figlia! quella dea dall'aspetto casto
Ora protagonista del mio palinsesto
Nell'ispirazione x un qualche bel testo.

Finisce il pluvio nel giorno che chiude
Per aprire una sera, sul da far ci si chiede
Lo strùscio sul viale dello shopping s'include
Cazzeggiar x locali di moda ce n'è na miriade

Che son presi d'assalto al trotto vagante
A passo di lumaca ed il pensiero volante
Lumando bellezze dall'anche discinte
Sul trespolo del bar con fare ciarlante

Cercano tosto na conquista da mito
Soprattutto che sia uno vero ricco
Fa niente se è anche un po' sciocco
Importante che sia soprattutto un bel fico

Ma due laser l'atmosfera festosa fendono
Due occhi di sole a sorpresa mi colgono
Ad ammirare la visione m'emozionano
Agitar di manina per attirar l'attenzione

Due riflettori che son occhi di sole
Mi abbagliano al volo e son senza parole
E' Lei, Labbra sapor del Mosto di viole
Principessa in entrata nelle mie favole   
 
*****Continua

Albeggia presto qui sulla spiaggia
Un sole nascente di un rosso fuoco .
Uno stormo di gabbiani volteggia
Radente volo fan pasto senza cuoco

Si librano leggeri sul fluttuante salino
Come le bianche vele giù al traguardo
Cornice del magico paesaggio marino
Sàtura l'infinito spaziar del mio sguardo

Sull'arenile  rossi pattìni allineati
Passeranno una giornata a dondolare
Con i cavalieri dell'onde abbronzati
A far sentinella ai turisti del mare .

Il sole d'estate con un bel cielo sereno
Ammiro il mare spumeggiante agli scogli
Ammiro la tua tintarella, il sole tu cogli
Il sole d'estate può cambiare un destino

Ma non è di certo quello che voglio
A me piace giocare senza scompiglio
Ed è a questo che ora m'appiglio
Con quel "Mosto" saporito abbaglio

Passeggio sul bordo di schiuma
Sulla sabbia fresca di mattina
D'orme io semino una ad una
Dove l'onda lesta poi si frantuma

Frotte di pensieri in eterno conflitto
Ad un bivio parallelo nel vuoto impilato
Mi fermo al molo un po' arrugginito
Deragliando nello scambio verso l'infinito

Su quel bel mosto la proteso
Che nel giorno s'era acceso
Nello spumeggiante suo bel viso
Nei frantumi del mio io narciso

In mille cocci ormai rabberciati
Nel cassetto di sogni ora stipati
Aggiorno allora tutti i miei dati
Cercando quegl'occhi puri e puliti.

Eccola a passeggio con la solita scorta
Con occhiate malandrine però mi esorta
A diversificare il mio stare molto all'erta
Svicolando poi in quella giugla contorta

Di sdraio/ombrelloni d'ogni sorta
Con le mie ali che son fatte di carta
Con penna e parole ora in super offerta
Da gustarsi profonde con socchiusa la porta

Risalgo lento la lunga passerella
Cerco di fendere quella festosa folla
Bramo affinche mi raggiunga "ella"
Fluttuosa e leggiadra come na gazzella

Svicolante dalla madre che sempre controlla
Quella sua creatura che poco favella
Ma mi affascina perchè molto bella
Una vera leggiadra dolce fanciulla

Ci si trova nel separè N° vent'uno
Prenotato ogni giorno x il nostro raduno
Lontano dal forte caotico frastuono
Si lecca insieme un gelato assai buono

Si parlotta insieme sognando il lontano
Dove ogni età quella vera di ognuno
S'azzera di fatto ma molto pian piano...
Perchè insieme non ci vede nessuno

Non più di un piccolo quarto dell'ora
Altrimenti il tutto andrebbe in malora
Un gioco sottile che ci accalora
Ridendo di noi e della mamma sua ignara

Dei nostri sotterfugi senza fanfara
Che addolciscono la vita amara
Mi prende una mano e poi mi sfiora
Mi bacia alla guancia che si colora

Di un rosso rubino come n'aurora
Al che lei ne ride di quella mia cera
Sembra un sogno antico che si riavvera
Ci si da appuntamento sul tardi di sera.
 
*****Continua*****III°

Prigioniero dietro un muro
L'orizzonte è assai oscuro
Un senso allora io maturo
Dando un calcio duraturo
 
A ciò che è nel sempre amaro
Voglio allora un cielo chiaro
Sfondo tosto come un duro
L'ingabbio certo mio impuro
 
Ch'era sempre chiaroscuro
Con funfignezzi al cianuro
Straopprimenti ch'io abiuro
Ma finalmente m'avventuro
 
Nel bel sereno mi depuro
Dall'oscuro con scongiuro
Bevo Mosto dolce e puro
Dalle labbra ch'ora adoro
 
La mia nave ora al varo
Salperà nel mar sincero
Esautorandomi un pensiero
Di cùi ero un prigioniero
 
Assaporo il mio far da sparviero
Volando radente con un solo pensiero
Andare sul molo con il mio destriero
Da prìncipe azzurro dal suo maniero
 
Affichè Lei cali dal balcone la treccia
Ch'io possa arrampicarmi e fare breccia
Nel " Paradiso" a scoccar la mia freccia
Che ora sta ardendo come una torcia
 
Non so perchè ma mi si è accesa sta miccia
Che potrebbe scottarmi senza fare bisboccia
Di quel Suo Mosto spremendo la corteccia
Accarezzando quel triangolo suo di pelliccia
 
Fatto di setosa bionda materia umiccia
Sparando la mia più bella cartuccia
Ma son solo pensieri e questo mi cruccia
Grido a "Quel Lui" di starsene a cuccia
 
Si staglia il molo che in fondo è scuro
Con le barche al rientro a fare del chiaro
Di lampeggianti lucine che fanno mistero
Aguzzo la vista x indiduare il sentiero
 
Da dove spunterà la principessa del sorriso
Sento un respiro da tergo improvviso
Con soprassalto riconosco il suo viso
Trasalisco inebetito e son molto confuso
 
Eccola qui la Dea con mio avulso applauso
Mi sfiora con le mani ch'erano a riposo
Un abbraccio scintillante allora è esploso
Dissetandoci con na spremuta di Mosto ora fuso
 
Le parole non servono negli tempi indecisi
Ci si tattigglia ovunque con gli occhi chiusi
Per meglio incamerare quegli attimi precisi
Archiviandoli per lenire in futuro tutti i soprusi
 
Che la vita ci propinerà nei tempi disillusi
Ma scade il tempo permesso a noi evasi
Lei deve tornare dai suoi che son bellicosi
Ma noi ci siam goduti un po' di quell'estasi
 
Che per me da tanto tempo era preclusa
Ma io non non accampo nessuna scusa
Breve è la vita bisogna variare qualcosa
Un sorso di Mosto che è "più bella cosa"
 
Soprattutto spremuto da giovane uva
Ed io vignaiuolo ho cercato una diva
Per interpretare na favola con lei allieva
Per rinverdire la mia vetusta alcova
 
*****Continua*****IV°
 
Il mattino seguente c'è un po' di burrasca
Sarà difficile con la pioggia che Lei esca
Ma vado in spiaggia e mi godo aria fresca
Non ho dormito alla notte x questa tresca
 
Che m'intrippa sperando tanto che mi riesca
Il sorseggio del "Mosto" al sapore di "pesca"
Quello di Viole già lo so, aspetto "l'odalisca"
Che mi riempia la vacanza e che tutto riesca
 
Da lontano sinuosa visione ch'è tutta una festa
Con l'ombrellino a varcare la soglia s'appresta
Non c'è nessuno in giro che ci offusca la vista
Cosicchè a sorpresa mi fa una bella richiesta
 
Ho due ore a disposizione, facciamo un giro?
Esulto per questa opzione son senza respiro
Si parte in macchina mentre piove davvero
I vetri appannati ma è Lei che ammiro
 
Ci addentriamo in pineta in anfratto nascosto
Cominciamo ad assaporare quel frutto d'agosto
Il sapore m'inebria, è quello del selvatico mosto
E sto pensando che siamo solo all'antipasto
 
Aumenta la ondensa ed il vapore
E' conseguenza d'ansimare amoroso
Siamo noi due nell'alcova a motore
Era un mio sogno nei giorni a ritroso
 
Ora siamo qui incastonati ai sedili
E come un tempo con calati schienali
S'è iniziato a pomiciare assai gentili
Con carezze profonde occasionali
 
Il sapore del mosto con ispezione orale
Con baci focosi multilingua intrecciata
Arrivano presto le mani sul fondale
Ad accarezzare la "Venere ricciolata"
 
Ci si trastulla con l'umido umore
Giocando pochino fra pizzi e merletti
C'era solo una foglia a forma cuore
Dalle collinette emergevano eretti
 
Profumati e vogliosi pistilli fioriti
Triofo giovane titillati in pieno
I nostri sensi sono tanto impazziti
Ci fondiamo insieme baciando il seno
 
La pioggia a tratti sul tetto scrosciante
Si calmava un po' in lento gocciolante
Per riprendere poi con lampo accecante
A seguire un tuono dal ritmo assordante

Trasalimmo però ad un fischio dirompente
Era il maledetto treno a rischiarar la mente.
Sopito l'ardore noi stessi  raccogliemmo
Chissà se e quando ancora lo rifaremo

Un lontano campanile con tanti rintocchi
Pomeriggio ore 17 sentenzia, fine dei giochi.
Un pomeriggio da sballo s'è già eclissato
E con quel dolce Selvatico Mosto dissetato
 
Continua
 
 
Edo e le storie appese
postato da: EdoEleStorieAppese alle ore 07:51 | Permalink | commenti (1)
categoria:narrativa rimata

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