HAIGA DI PARIGI

quanta ferraglia
in coda per vederla
ride parigi
Kurtz 08
( in dedica scherzosa per la mia cara amica Paola)
HAIGA DI PARIGI

quanta ferraglia
in coda per vederla
ride parigi
Kurtz 08
( in dedica scherzosa per la mia cara amica Paola)
Beh non si può sempre piangere.........
![roger1[1]](http://files.splinder.com/dde0096dde6a80affd6e2d5ad7836790.jpeg)
eheheheheh ..... una bella immagine mia e del mio ex........
scrivo anche su :
Ancora una volta mi trovo a riflettere sui blog, sul comunicare attraverso lo strumento internet. Spesso mi son posta interrogativi su questo strumento, sempre più usato, frequentato da persone di ogni estrazione sociale, intelligenza , cultura ecc. Ciò che mi fa sorridere, con lieve piega amara, è come anche attraverso questo strumento ( oppure soprattutto con questo strumento ) si esprima la falsità e la volgarità più profonda ( ovviamente non di tutti ) e come allo stesso tempo sia subdolo e facile il cercare di ferire attraverso mezzi indiretti. Ho notato che questo a volte accade e accade soprattutto in blogs dove spesso è inibito commentare. Non capisco perché inibire i commenti, quando il titolare del blog li può tranquillamente cancellare.
Questo mio blog ( parolona per quel che scrivo) è libero, non inibiscono commenti e non credo di averne mai cancellati. Se ci si pone in modo pubblico per esprimere i propri pensieri o le proprie sciocchezze reputo che altrettanto pubblico dovrebbe essere il commentare. E' come lanciare il sasso e ritirare la mano, vale a dire mancanza di coraggio. Il bello è che costoro ( generalizzo ovviamente, ma non sempre è così ) usano poi commentare in modo trasversale (magari neppur sapendo perché, come e quando qualcosa è stato scritto ) ,creando nuovi post nei loro blogs.
E poi parlano do pochezza interiore....... acciderbolina .
Strano strumento internet, ma a ben leggerlo è molto facile interpretarlo.
Un grazie agli amici estramante diretti.
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AVREI PAURA
Avrei paura di percorrere una strada calpestando la vita altrui.
Avrei paura di ostentare gioie e dispensare felicità sorte da macerie da me create.
Avrei paura di ridere e sorridere con la consapevolezza che i miei sorrisi arrecano dolore.
Avrei paura di credere in ciò che ben so di non poter credere.
Avrei paura che la vita mi riservasse ciò che io ho creato, con la mia volontà, con la mia perfidia, con la mia imbecillità.
Tremerei ad ogni passo, ad ogni sillaba, ad ogni sorriso.
Avrei molta paura.
L'amore è un'altra cosa, ma non a tutti è dato di conoscerlo
GIOCHI DI FARFALLE
Giochi di farfalle, dalle ali delicate.
Lievi, leggere come un soffio.
Parole consumate da ricordi troppo vicini, colori sbiaditi da malinconie
Il pensiero vola, come i giochi di farfalle, colorato allegro,
di battere di ali.
Giochi di farfalle, giochi di parole.
Parole bruciate da scivolosi cammini, da finzioni ed intuizioni.
Parole bruciate da giochi di farfalle.
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Per quanto tempo abbiamo camminato corso riso amato sperato scherzato amato pianto sorriso gioito amato rincorso sperato amato scritto letto sofferto amato vissuto sussurrato gridato amato .
Per quanto tempo.
Onde lievi forti impetuose spumeggianti travolgenti placide silenziose minacciose .
Per quanto tempo .
Il tempo di vivere.
scrivo anche su :
Sfogliando le pagine del mio "faldone" pieno di ricordi, lettere, ed immagini che fanno parte della mia storia, della mia vita, del mio vissuto, ho ritrovato una vecchia canzone di Claudio Baglioni, che mi fu dedicata proprio nel giugno di quattro anni fa. Una dedica bellissima che mi ha donato un sorriso nel ricordo di antiche emozioni. E con un sorriso ora la riscrivo qui.
MAI PIU' COME TE
Basta un niente un nome una calligrafia
perchè ogni cuore ha una memoria tutta sua
si vede sempre dove strappi via una pagina
come ti fissa una fotografia di ieri
la stagione delle piogge arriva qua
alla stazione della mia malinconia
e scende il tiepido acquazzone di una lacrima
sull'ultima tua voce che ho in segreteria
mai più come te
nessun'altra mai
perchè dopo te
io si che m'innamorai
sempre più di te
quanto tu non sai
e anche senza te
c'è qui la tua assenza ormai
che amo come te
chiudo gli occhi e faccio buio dentro me
e la mia mente è come il treno delle sei
con cui ritorna a casa la tua cara immagine
in un silenzio che non puoi far stare zitto
non è tanto questa fine tra noi due
ma quanto quelle sue rovine dietro me
e accanto ai passi con cui pesto ombre di nuvole
quando esco a buttar via gli avanzi di poesie
mai più come te
nessun'altra mai
perchè dopo te
io si che m'innamorai
sempre più di te
quanto tu non sai
e anche senza te
c'è qui la tua assenza ormai
che amo come te
e com'è sempre tardi per amare
e l'amore è la pena da scontare
per non volere stare soli
e meglio è amare e perdere
che vincere e non amare mai
mai più come te
nessun'altra mai
perchè dopo te
io sì che m'innamorai
e sempre più di te
quanto tu non sai
e anche senza te
c'è qui la tua assenza ormai ma
mai più come te
LA CURVA DEI TUOI OCCHI
La curva dei tuoi occhi intorno al cuore
ruota un moto di danza e di dolcezza,
aureola di tempo,arca notturna e sicura
e se non so più quello che ho vissuto
è perchè non sempre i tuoi occhi mi hanno visto.
Foglie di luce e spuma di rugiada
canne del vento,risa profumate,
ali che coprono il mondo di luce,
navi cariche di cielo e di mare,
caccia di suoni e fonti di colori,
profumi schiusi da una cova di aurore
sempre posata sulla paglia degli astri,
come il giorno vive di innocenza,
così il mondo vive dei tuoi occhi puri
e tutto il mio sangue va in quegli sguardi
dedicata ad un caro amico
scrivo anche su :
E quel che resta è vivere .... il qui ed ora.
E non pensavo che autentici gesti di amicizia potessero far rinascere in me una gioia, un sorriso da tempo dimenticato. E come mi è solito lo stupore che mi nasce dal cuore per qualcosa che mai dò per scontato. Saranno le fatiche ,gli affanni vissuti e "vivendi", e la sorpresa nasce naturale , una lacrima scende, di gioia autentica, serena.
Un sorriso,finalmente, e tutto appare lontano, le ferite non fanno più male, ci sono ma non dolgono. Fanno parte di me ,di quel che sono e di quel che sarò. Poi all'improvviso un pugnale si infila nel cuore, inatteso, feroce, di quella ferocia che non riesco a comprendere. Il sorriso si spegne, il cuore fa male, un dolore riemerge da antichi pensieri. E mi chiedo il perchè .... ho risposte ,si molte, mi chiedo se antiche parole avessero un senso : una gara ,un affanno per essere primi. Ma primi di cosa. Allora i ricordi diventano chiari, la ferita fa male, ma la mente comprende e sa il perchè. Non scivolo più dentro all'antico gorgo, con colgo più parole atte solo a ferire, e rinasce il sorriso, anche se con una piccola piega amara.....
"E quel che resta non s'ode vestita di luce .... "
" risaliamo liberi nella nostra non forza .... "
" E quel che resta è vivere .... il qui ed ora "
GRAZIE AMICI MIEI
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EVA CONTRO EVA
(All About Eve)
Un film di Joseph L. Mankiewicz. Con Bette Davis (interpreta Margo Channing), Anne Baxter (interpreta Eva Harrington), George Sanders (interpreta Addison DeWitt), Celeste Holm (interpreta Karen Richards), Gary Merril (interpreta Bill Sampson), Hugh Marlowe (interpreta Lloyd Richards), Gregory Ratoffi (interpreta Max Fabian ), Barbara Bates (interpreta Phoebe), Marilyn Monroe ( interpreta La signora Caswell), Thelma Ritter (interpreta Birdie Coonan). Genere Commedia, b/n 138 minuti. - Produzione USA 1950.
![evacontroeva[1]](http://files.splinder.com/84041079f73c0693bda944c34e244cf3.jpeg)
Una famosa attrice di Broadway che ha già passato i primi "anta" prende sotto la sua protezione una giovane, ambiziosa e astuta arrampicatrice, che a poco a poco la scalza dal trono. Film sul teatro, dunque sulla potenza della parola, che diventa una commedia cinematografica esemplare per il sapiente equilibrio tra sceneggiatura e regia, la direzione degli attori (tra cui M. Monroe, lanciata nello stesso anno da Giungla d'asfalto), la brillantezza tagliente dei dialoghi. Ebbe 14 nomination agli Oscar e ne vinse 6: film, regia, sceneggiatura, George Sanders (attore non protagonista), suono, costumi.
Ispirato ad un romanzo di Mary Orr, The Wisdom of Eve, non citato nei titoli, è all'origine della sceneggiatura di Mankiewicz, e divenne nel 1949 un radiodramma da cui la stessa M. Orr e suo marito Reginald Denham cavarono nel '64 un testo teatrale. Dalla sceneggiatura fu tratta prima una versione radiofonica e 30 anni dopo il musical Applause con Lauren Bacall.
Il regista Joseph L. Mankiewicz delinea un ritratto elegante quanto caustico del mondo del teatro, inteso come "covo di serpi". La regia è di una classe sopraffina, i dialoghi sono brillanti e taglienti, la fotografia così fine e controllata che rende perfettamente l'idea dell'atmosfera teatrale, e le interpretazioni tutte di grande livello.

TRAMA
La giovane e attraente Eve Harrington si presenta alla famosa diva di Broadway Margo Channing e con finto candore le esprime il desiderio di intraprendere la carriera teatrale sotto la sua guida. Convinta della buona fede della ragazza, Margo l'assume come segretaria. La ragazza si dimostra però fin troppo premurosa e talvolta intrigante, tanto da suscitare la gelosia di Margo nei confronti del proprio uomo, che aveva sorpreso a parlare confidenzialmente con Eve. Successivamente, fingendosi vittima degli isterismi di Margo, Eve ottiene, grazie all'appoggio della moglie del commediografo della diva, di sostituire quest'ultima nel suo ruolo più applaudito. Diviene così, favorita dalle recensioni del critico Addison DeWitt divenuto suo amante, una stella del palcoscenico, offuscando l'astro declinante della rivale. Ma mentre una Margo più serena si dedica con amore al suo compagno con cui decide di convolare a nozze, Eve non sa che sta per essere scalzata dal trono da qualcun'altra.
MEDITATE GENTE,MEDITATE
La VITA è una passerella sulla quale cammini, volteggi, è come un teatro dove da spettatore diventi attore e viceversa, come una commedia pirandelliana. E' il gioco delle parti, prima protagonista attore, poi spettatore. Ed oggi sono qui, seduta , spettatrice di quella commedia che prima recitavo.. Sorrido.
Tutti gli occhi non sono più volti a me e le dita non mi indicano più. Sorrido.
Mi son fatta spettatrice e osservo l'andirivieni dei personaggi, come nel giardino dei ciliegi, uno entra, uno esce, e nessuno è mai insieme all'altro.Sorrido.
E vedo le mani frugare, gli occhi cercare, le parole scorrere.Sorrido.
E vedo antiche gelosie affiorare, per il futuro temere. Sorrido.
E quel controllare ogni cosa , che mi era attribuito, ora lo vedo da altri recitare. Sorrido.
E come nel gioco del rovescio, il rovescio diventa diritto ed il diritto rovescio. Sorrido.
Sorrido ed osservo questa vecchia recita, che ha il sapore arcaico dei vecchi scritti di autore " rosa ", che le giovani pulzelle leggevano riempiendosi il cuore di quel inesatto romanticismo. Sorrido.
Sono scesa dalla mia passerella, indossando un abito voluttuoso e lussuoso, fatto di sete e ricami, profumata discreamente da una essenza rara e avvolgente, camminando eretta lontano da un sogno.
E SORRIDO 
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Ricordando Klimt.....
Jadith ( Salomè )
1905
Gustav Klimt
KKKKKKKKKKKKKKKKKKKKKKKKKKKKKKKKKKKKKKKKKKKKKKKK
DA NOTTURNO INDIANO

" < Che cosa ci facciamo dentro a questi corpi >, disse il signore che stava preparandosi a stendersi nel letto vicino al mio.
La sua voce non aveva un tono interrogativo, forse non era una domanda, era solo una consatazione, a suo modo, comunque sarebbe stata una domanda alla quale non avrei saputo rispondere. La luce che veniva dalle banchine della stazione era gialla e disegnava sulle pareti scrostate la sua ombra magra che si muoveva sulle pareti con leggerezza, con prudenza e discrezione, mi parve, come si muovono gli indiani. Da lontano veniva una voce lenta e monotona, forse una preghiera oppure un lamento solitario e senza speranza, come quei lamenti che esprimono solo se stessi, senza chiedere niente. Per me era impossibile decifrarlo. L'India era anche questo : un universo di suoni piatti, indifferenziati, indistinguibili.
< Forse ci viaggiamo dentro > , dissi io.
Doveva essere passato un po' di tempo dalla sua prima frase, mi ero perduto in considerazioni lontane: qualche minuto di sonno, forse. Ero molto stanco.
Lui disse: < come ha detto? >.
< Mi riferivo ai corpi > , dissi io, < forse sono come valigie, ci trasportiamo noi stessi >

"Il cameriere ci fece cenno che il nostro tavolo era pronto e ci precedette fino alla terrazza. Era un buon tavolo d'angolo come avevo chiesto , vicino ai cespugli del bordo, in disparte. Chiesi a Christine se potevo mettermi alla sua sinistra, così da poter vedere gli altri tavoli. Il cameriere era premuroso e discretissimo, come sono i camerieri di alberghi del tipo dell'Oberoi. Preferivamo la cucina indiana o il barbecue? Non voleva influenzare, naturalmente, ma i pescatori di Calangute oggi avevano portato ceste di aragoste, erano tutte là in fondo alla terrazza, pronte ad essere cucinate, dove si vedeva il cuoco con il cappello bianco e il riverbero dei bracieri all'aperto.
Approfittando del suo suggerimento percorsi con lo sguardo la terrazza, i tavolini, i commensali. La luce era abbastanza incerta, su ogni tavolo c'erano delle candele, ma le persone erano distinguibili, con un po' di concentrazione. "

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Volevo postare UNA STORIA GIA' SCRITTA, che parla d'amore, di dolore, sofferenza,di bugie ,di vendette e di schifezze.
La volevo postare perchè qualcuno capisse, perchè qualcuno smettesse di recar offese, perchè recando offese nulla ottiene, se non amarezza da aggiungere ad amarezza. La volevo postare per "denunciare" qualcosa, perchè alla fine poi si dicesse: aveva ragione.
Ho deciso di non postare quella storia già scritta, perchè ho deciso di pensare a me stessa. Mi sono chiesta: a che ti serve? E la mia risposta è stata: a nulla. Qualcuno la smentirebbe con abili parole, altri la prenderebbero come "il delirio" di una persona che vuol giocare sporco. Mi son sentita dire di tutto in questi anni, di tutto e di più. Quindi perchè mai postare una storia già scritta che si riscriverà nello stesso identico modo? Perchè mai prestare il fianco, come già ho fatto troppe volte, perchè mai dire cose che oggi a qualcuno apparirebbero di sapore amaro e che domani invece sarebbero sancite da verità.
Ho deciso di non postare questa storia, e forse nessuna altra storia.
IL POETA E' UN FINGITORE
Il poeta è un fingitore.
Finge così completamente
che arriva a fingere che è dolore
il dolore che davvero sente.
E quanti leggono ciò che scrive,
nel dolore letto sentono proprio
non i due che egli ha provato,
ma solo quello che essi non hanno.
E così sui binari in tondo
Gira, illudendo la ragione,
questo trenino a molla
che si chiama cuore.
E' il poeta preferito dello scrittore italiano che più amo, Antonio Tabucchi. Tabucchi scoprì Pessoa e individuò molti suoi testi nonostante il poesta pubblicasse le sue opere sotto diversi pseudonimi. Tradusse tutte le sue opere. Amando Tabucchi ho ovviamente letto anche Pessoa, anche se a dire il vero non mi piace troppo.
Questo è Un omaggio alla memoria e alla persona che mi donò questo libro di liriche : Il Poeta è Un Fingitore.
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