venerdì, 29 giugno 2007

DODICI RINTOCCHI

no,non sono trascorse 12 ore , ma 12 lunghi mesi. 

Già domani alle 14 e 30 sarà un anno , forse dovrei dire un solo anno in cui le nostre strade hanno preso direzioni diverse. E' stato duro, è stato difficile, perchè non si possono uccidere sentimenti che esistono, non si possono seppellire, si può solo cercare di di non farne una costante dei propri pensieri.

Poi a metà gennaio una lettera inaspettata, letta e riletta, ed alcune parole scritte mi hanno fatto riemergere un interrogativo :...................

Cosa significavano quelle parole, anzi cosa volevano significare? La risposta era in quelle sesse parole, e il mio ritrovato equilibrio ha vacillato, ma sono riuscita a manter fede al mio proposito e apparentemente a non vacillare. L'apparenza, che stupida cosa, quanto è davvero stupido celarsi e celare ciò che sentiamo dentro noi stessi. Ma così è stato. E le parole scritte, che non ho bisogno di rileggere perchè le ho nella mente, perchè le conosco profondamente, sono vere, molto vere. La mia strada ora è diversa, non so se più facile o più difficile, so solo che è diversa, è una strada che a volte è molto faticosa, altre mi appare più semplice. Ho pensato e ripensato a lungo, mi sono posta mille domande mentre l'anima si lacerava, mi sono posta dei paletti, mentre il pensiero correva altrove.  Vorrei non aver mai ricevuto quelle parole, e vorrei non aver mai letto altre cose scritte con rancore o con rabbia o per stupida vendetta. Ora so con certezza, non occorre più presentire, so con certezza fatti, ma conosco anche con certezza quel sentire e presentire che ci accomuna.

Un sorriso

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giovedì, 28 giugno 2007
Pessoa

IL POETA E' UN FINGITORE

Il poeta è un fingitore.
Finge così completamente
che arriva a fingere che è dolore
il dolore che davvero sente.

E quanti leggono ciò che scrive,
nel dolore letto sentono proprio
non i due che egli ha provato,
ma solo quello che essi non hanno.

                                  E così sui binari in tondo
                                  Gira, illudendo la ragione,
                                  questo trenino a molla
                                  che si chiama cuore.

E' il poeta preferito dello scrittore italiano che più amo, Antonio Tabucchi. Tabucchi scoprì Pessoa e individuò molti suoi testi nonostante il poesta pubblicasse le sue opere sotto diversi pseudonimi. Tradusse tutte le sue opere. Amando Tabucchi ho ovviamente letto anche Pessoa, anche se a dire il vero non mi piace troppo.
Questo è Un omaggio  alla memoria e alla persona che mi donò questo libro di liriche : Il Poeta è Un Fingitore.

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giovedì, 28 giugno 2007

ECCOMI !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Beh, ho deciso di mostrarmi nella versione più sobria, quella di tutti i giorni, quando vado a far la spesa o dal commercialista.................

Jessica

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martedì, 26 giugno 2007

Eccola............ finalmente l'ho trovata................

Un vero incubo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

eccola!

..... è proprio lei.............

incedere elegante... grazia squisita... look impeccabile... sorriso suadente....

foto da www.tiscali.it

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martedì, 26 giugno 2007

Ingredienti:

1.( classico )  cresta di drago quanto basta

2. essenza di amor secco ( 10 centilitri )

3. ali di chimera ( almeno 2 a persona )

4. coda da coniglietta ( una a persona)

5. formaggio salato quanto basta

6.elmo di mirtilli ( se non trovate l'elmo vanno bene anche i mirtilli)

Esecuzione:

Tagliare a strisce grossolane le ali di chimera e la coda di coniglietta con un coltello di bronzo ( ? )
Sminuzzare finemente il formaggio salato
Porre tutti gli ingredienti in un pentolone e cucinare a fuoco lento........

pentolone

BUON PRANZO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

 

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lunedì, 25 giugno 2007

miciaChe tu abbia lei non è tutto il mio tormento
eppur si sa che l'ho teneramente amata;
ma che lei abbia te è quanto più m'accora,
una sconfitta in amore che mi brucia dentro.

Amabili colpevoli, così voglio scusarvi:
tu ami lei perché ben sai ch'io l'amo;
e così per amor mio ella pure m'inganna
lasciando che il mio amico l'ami per amor mio.

Se perdo te, tal perdita è per lei un vantaggio
e se perdo lei, è il mio amico a trovar tal perdita:
entrambi vi trovate ed io vi perdo tutti e due

e voi, per amor mio, m'infliggete questa croce.
Ma eccone la gioia: lui ed io siamo una sol cosa:
o dolce inganno, ella dunque ama me soltanto.

 

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lunedì, 25 giugno 2007

Lascia ch'io confessi che dobbiamo separarcimicetti
anche se il nostro amore è un uno indivisibile,
così quelle colpe che son soltanto mie
senza il tuo aiuto, le sopporterò da solo.

Nei nostri due amori vi è un comun sentire
anche se un'ingiustizia separa le nostre vite,
che pur non alterando il nostro sentimento
sottrae dolci momenti al piacere dell'amore.

Io non potrò mai più mostrar d'esserti amico
per timor che ti dian onta le mie colpe indegne,
né tu potrai onorarmi con palese simpatia

se non vorrai infamare la tua reputazione:
ma non rischiare questo: io ti voglio così bene
e ti sento tanto mio che mio è il tuo buon nome.

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lunedì, 25 giugno 2007

Nel sogno apparve una donna.
Era alta, magra, i capelli lunghi neri, gli occhi grandi di un colore indefinito tra il verde e il nocciola, scuri. L'aspetto era segaligno, il portamento rigido.
Certo una donna, poiché le donne non hanno eguali nell'essere insidiose, intriganti, sottilmente malvagie. Nessun uomo è capace di essere come una donna nella sottigliezza dell'insidia e della malvagità nascosta da bontà.
Aveva con sé un shopper, molto grande, con dentro un minuscolo oggetto.
Già , un oggetto che sveva acquistato prendendo spunto da qualcosa ... che neppure lei conosceva bene.
Era ridicola quella shopper, decisamente ridicola per quel piccolo oggetto che ,con presunzione totale. voleva donare.  Era ridicola nel recare quella shopper, e nell'incedere un po' grossolano.
Non la vidi propriamente ma, nel sogno, una voce me la descriveva, proprio come accade nei sogni.

Ma il tempo delle mele viene per tutti, anche se a volte dentro alle mele può esserci un vermicello.
La sua goffaggine sembrava quasi imbarazzante, la sua presunzione allarmante. Parlava e sorrideva, anche se il sorriso mostrava denti non proprio ben allineati, ostentava il sorriso, dispensava consigli, emetteva sentenze.
Nella sua illusione pensava di esser unica, interessante, bella, intelligente, pensava di esser tutto.
Scivolava sulle scale, ma il busto era eretto, inciampava nelle parole, ma l'intento era chiaro.
Quella donna non voleva staccarsi dal sogno, volevo scacciare quell'immagine sgradevole, il sogno stava per diventare incubo.
Chissà perché associavo un volto così alla malvagità.
..............e la notte svanì

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giovedì, 21 giugno 2007

" E me ricordo d'un tramonto antico...." quanti anni sono passati. Quattro ....
Roma t'aspetta... Mi arrivò per mail, recitata da lui.....

Così presa da insana follia mi ritrovo in stazione, biglietto Eurostar per Roma.
Ma che sto facendo?   Non mi rispondo, acquisto il biglietto.
Veloce, il treno parte a minuti, salgo.
Ma che sto facendo? Cerco di non pensare a nulla, poi, mi dico :
" A Firenze scendo e torno indietro".

FIRENZE............penso, ma che sto facendo? Ma dove vado?All'improvviso vedo Settebagni, Tiburtina, Stazione Termini. Arrivata. Scendo. Nessuna emozione, nulla .
Vivo come se fosse la scena di un film, qualcosa che sta capitando ad altri, non a me.
Mi guardo attorno, è la prima volta che torno a Roma dopo più di un anno. Quante volte sono scesa in quella stazione, ma oggi è diverso, nessununo mi sta aspettando. All'improvviso il cuore comincia a battere a mille, l'emozione sale,devo sconfiggere i fantasmi, i miei fantasmi.
Determinata esco dalla stazione, ecco già mi sono sbagliata. non è quella la strada, rientro, e riesco, Taxi. "Via Nazionale"..il tassista mi guarda con aria interrogativa, già via Nazionale è lì, davanti a me.
" No, scusi, vada al Muro Torto". Parte, io osservo le strade, vorrei che perrcorresse quelle a me note, di cui non conosco il nome.
Sono fortunata ,fa proprio quelle, al Muro Torto mi chiede " E mò? ". Già ed ora? "Piazza Cavour, angolo Crescenzi".  La sua espressione è tutto, tace ma dice tutto. Sorrido, ha ragione, penso.
Ma che sto facendo? Scendo, vado verso Castel Sant'Angelo, poi veloce torno indietro. No non posso restare lì , lì c'è il suo ufficio.
Se uscisse? se mi vedesse?  No, no non sono a Roma per questo. Veloce vado in Cola di Rienzo. Franchi....mi fermo, quante volte abbiamo fatto spesa da Franchi,la prima volta il primo ultimo dell'anno trascorso insieme- Scuoto la testa, proseguo, Castroni... le marmellate, le confetture per i formaggi, il caffè americano....il migliore.....Piccole cose...semplici....e meravigliose. No basta, così non va. Cammino ancora taxi. sono confusa, accaldata, ho scelto la giornata più calda , non so veramente dove voglio andare, ovunque credo. "Trastevere", il tassista mi guarda e dice "Trastevere dove?"
" Santa Maria in Trastevere", rispodo. Cammino per i vicoli e subito ritrovo la Trattoria der Belli, coi tavolini arrancati sul marciapiede, le tovaglie a quadrettoni, ancora non c'è molta gente, osservo, quanti ricordi. Di scatto via, ancora, e girando eccomi davanti a quella trattoria che mai avrei ritrovato se non per caso. Faceva caldo quel giorno, il mio plumbaco stava nel bauletto dello scooterone, era quasi morto...ma è vissuto fino allo scorso anno...A che pensi? " Vai", mi dico. Cammino torno sul lungo Tevere, ecco voglio andare a Piazza Augusto Imperatore, ma non ricordo, mi prende un po' di ansia. Chiedo, è vicino è facile arrivarci. Eccomi da Gusto, mi rendo conto di ripercorrere antichi luoghi di tempi felici.
Sono un po' stanca , un altro Taxi, "Campo de fiori". Non mi rendo conto di girare disordinatamente, non capisco se sono vicina o lontana, so che non ho tempo.
Ogni tanto osservo il telefono. No, non sei qui per questo.
L'hotel Campo dei de Fiori è davanti a me, lì. Fa caldo come quella domenica di maggio, la stanza al sesto piano, senza ascensore.....ma lo spettacolo lassù era splendido...Una domenica molto importante, il cuore torna a battere a mille, basta, mi dico basta,. Ma Elisheva non me lo perdo...non riesco a guardare le vetrine. Mi ricordo quando la domenica succeva mi comprasti i sabot...e me li regalasti pochi giorni dopo...No, non voglio pensare.
Cammino un po', mi sembra di non sapere dove sto andando, ma eccomi in Piazza Navona, oggi è caldo,ma all'improvviso la rivedo come se fosse Natale, quante volte ho comprato le Befane, le streghette, le calze per le mie figlie.....No basta ricordi.
Ancora taxi. " Piazza Colonna" scendo, cammino....Galleria Alberto Sordi...via del Corso, via Condotti, via Frattina ed eccomi lì a Piazza di Spagna. Mi fermo davanti alla barcaccia, ancora milioni di ricordi, troppo.
Hezel, scarpe...dai ti piacciono tanto. Mi fermo, traguardo la vetrina, non riesco proprio a guardar vetrine oggi, eppure sono vanitosa. Eleonora, il negozio più in di Roma.....no, non mi interessa.
Mi ritrovo alla galleria che conduce ai metrò, ma mi accorgo che sto andando al parcheggio di Villa Borghese, le scale mobili i tapirulan... eccomi. Ma che ci faccio al parcheggio? Entro voglio sentire i miei passi che rimbombano. ... Ma che sto facendo? Torno velocemente indietro, rieccomi a piazza di Spagna. Beh, vado a vedere il nuovo negozio di Frau, è vicino....ma non mi importa, allora mi volto,torno indietro.. vado da Tad.....no non mi importa.
Sono stanca assetata, accaldata, vorrei sedermi, ho solo camminato. Un taxi, l'ennesimo " Vanni, viale Mazzzini". Eccomi di nuovo lì...altro luogo della memeoria, tante volte siamo stati da Vanni, quella domenica di agosto......Mi siedo stremata, ordino una coca, non ho fame e forse neppure sete.
Non ho un biglietto per il ritorno, non mi importa di che ora sia, so che ci sono mille treni che possono riportarmi a casa, ma ancora non ho voglia di tornare.
Guardo il telefono ancora una volta. No, non sei qui per questo.
Penso ora vado a San Giovanni, no meglio ai Fori Imperiali, no vado "al Cantuccio". Ripenso a quel ristorantantino delizioso, due volte ci siamo stati e due volte è accaduto qualcosa di molto spiacevole. No al Cantuccio non vado.
Sono stanca, le emozioni accumulate sono troppe, troppe..... chiamo un taxi. "Stazione Termini", intanto prenoto il treno al telefono, tiketless, non ho voglia di far file. Arrivo appena dieci minuti prima della partenza del treno e mi ricordo quella volta che salendo chiusero il portellone con la mia mano in mezzo......
Salgo sul treno, chiudo gli occhi, poi guardo il telefono "Ciao, sono a Roma ,sto partendo, avrei voluto chiamarti per un caffè..."
No , non lo faccio, non sono qui per questo.

Roma t'aspetta..... non so quando tornerò a Roma, non so se tornerò a Roma, non importa che io torni a Roma perchè una parte di me è a Roma, e lì resterà per sempre.

Volevo che Roma fosse solo una città, no Roma non è solo una città, è molto altro, per me Roma è molto altro.

Roma t'aspetta....

SAN PIETRO

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giovedì, 14 giugno 2007

COZZE

Non so perchè oggi mi vengono in mente le "cozze" o mitilo.

Io amo tutto il pesce ( da mangiare intendo ) , i molluschi, i crostacei ma le COZZE NO.  Le trovo brutte, viscide, scivolose, sgradevoli insomma.

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

cozza

( quanto è brutta !!!! )

Il mitilo mediterraneo (Mytilus galloprovincialis), volgarmente chiamato muscolo nelle regioni settentrionali e cozza in quelle meridionali, è un mollusco bivalve ed equivalve, dalla forma grossolanamente quadrangolare, con il margine valvare arrotondato da un lato e un terminale appuntito e leggermente incurvato dall'altro. Le due valve sono tenute insieme da una cerniera con tre o quattro dentelli.
Una volta aperto, il mollusco mostra il mantello che contiene tutti gli organi interni, tra cui quelli riproduttivi. La distinzione tra i due sessi è possibile grazie all'osservazione del colore del mantello stesso, il quale, una volta raggiunta la piena maturità sessuale, si presenta di colore giallo crema nei maschi e di colore rosso arancio nelle femmine.

Curiosità

  • Il termine "cozza" ha assunto in epoca recente un'accezione gergale e metaforica, di probabile provenienza romanesca, connotante una donna o ragazza decisamente brutta.
  • In Campania, in particolare a Napoli, il termine cozza viene anche usato per connotare una donna con una cultura generale eccessivamente bassa, mostrata dal particolare utilizzo di gergo troppo semplice e ricco di accenti tonici errati.

Wikipedia docet

:)

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giovedì, 14 giugno 2007

BUONGIORNO...........

 buongiorno a tutti...........

a chi mi ama, a chi non mi ama, a chi mi legge ,

 a chi finge di non leggermi,

a chi è sincero, a chi finge,

a chi vorrebbe che non esistessi, a chi vorrebbe fossi più presente,

agli amici, ai nemici ..................

Buongiorno anche alle COZZE.........

:)

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mercoledì, 13 giugno 2007
roma

Dedicato a Roma (by Utopic)

A volte è così infernale, casinara, caciarona che finisci per maledire il solo fatto di essere in macchina, intrappolato fra un turbine di lamiere arroventate, e riesci solo a cogliere gli aspetti negativi di questo enorme affresco del passato, ove la storia antica ed il moderno si sposano di necessità, senza soluzione di continuità. Però niente al mondo sà ripagarti con moneta sonante di queste avversità, soprattutto quando le ombre della sera si allungano sul Tevere e disegnano coreografie magiche, con i platani che si stagliano sul cielo morente ed un tratto tutto sembra fermarsi in un quadro dai colori tenui ed appena accennati.
Ed allora quell'atmofera languida ti può anche trascinare nell'abisso dolcissimo dei sentimenti e della nostalgia, e farti immaginare un volo pindarico attraverso la storia rimasta intrappolata nei ruderi dell'impero romano, nelle suggestive chiese sparse un pò dovunque, nella maestosità del cupolone e di Castel S.Angelo, severi ed austeri guardiani della romanità. Tutto è dolce e ruffiano a Roma, nelle vedute sconfinate delle luci della città vista dal Gianicolo, al volto scolpito dal tempo di un suonatore di sax che staziona da sempre sul ponte dell'isola tiberina e vorresti soltanto essere così veloce da volare da un posto all'altro per abbracciare contemporaneamente qualcosa che è così vasto ed eterogeneo da poter essere preso solo a piccoli sorsi.
Ricordo una mattina di tanti e tanti anni fa, io e le mie prime notti d'amore, passate insonni a scoprire quant'è bello vivere ed un alba vista dai ruderi del Circo Massimo, a mangiare cornetti caldi e a bere sentimenti dagli occhi di una lei, mentre tutto attorno la città si svegliava pigramente ed il lento muoversi di poche ombre nell'oscurità diventava lentamente un allegro brulicare di vita che tornava alle proprie occupazioni, con gli occhi arrossati di sonno e di baci, mentre qualcosa mi legava perdutamente alla bellezza di questo luogo incantato.
Amare Roma è un dovere per chi ci è nato, così come è un diritto parlarne male e criticarla quando serve, esattamente come è un diritto ed un dovere difenderla da chi non può capirla interamente, se prima non ci è stato davvero e non l'ha vissuta con il cuore e magari non ci si è perdutamente ed irrimediabilmente innamorato.

Post e foto by Utopic

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martedì, 12 giugno 2007

MICIA

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martedì, 12 giugno 2007

MERCOLEDI'  13  GIUGNO 2001

no, non mi sono sbagliata a scrivere la data, mercoledì 13 giugno 2001.

Era un anno esatto che avevo aperto la mia boutique - atelier di arredamento, ed era un giorno in cui stavo aspettando qualcuno.

Lo avevo conosciuto su ICQ, per purissimo caso , due mesi prima e quel giorno avevamo un appuntamento. Sarebbe dovuto arrivare nel pomeriggio. Faceva piuttosto caldo, mi si era rotto un tacco dei sabot, stavo lavorando quando alle 11 e 30 circa entrò una persona. Io miope che non porto occhiali mi alzo, mi avvicino sorridendo e dicendo buongiorno, poi mi fermo  lo guardo e mi si sembra di riconoscere quel volto che avevo visto in foto, una foto di qualche anno prima......pronunciai il suo nome......
Rimasi lì, un po' allocchita non sapevo che dire o che fare, il tacco rotto, e l'emozione, si l'emozione . Non ricordo che dissi, so che gli dissi che avevo bisogno di passare un attimo a casa mia. Salii velocemente lasciandolo in macchina, mi cambiai i sandali, la maglietta e volai giù.

Lo portai sulle nostre colline, in una piccola trattoria con le tovaglie a quadrettoni uguali alla sua camicia. Lo osservavo, e parlavo, perchè come non sono brava a scrivere sono brava a parlare. Parlavo, chiedevo, parlavo, lo ascoltavo, e lo osservavo, ascoltavo ascoltavo. Il suo arrivo anticipato mi aveva un po' messa sotto sopra, colta impreparata, sono fondamentalmente timida  e da tale mascheravo la mia timidezza con le parole.
Ricordo ogni gesto di quel giorno, non davvero il cibo.
Non sapevo dove condurlo e decisi di portarlo in un parco poco distante sempre in collina. Fu un pomeriggio molto intenso, pieno di emozione dove parola dopo parola sentivo crescere in me l'emozione, quasi fossi stata una adolescente.  Il sole amico baciava i nostri volti che si guardavano. Un pomeriggio bellissimo che segnò L'inizio di una storia d'amore ricca, importante, molto importante.
Non dimenticherò mai, grazie per quello che mi hai dato. Grazie per quella poesia che mi hai scritto e mi hai donato e conservo e conserverò per sempre.

Il seguito è un'altra storia

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martedì, 12 giugno 2007

 


GRAZIE ...............

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